Industria 4.0 a due (o più) velocità

 

Industria 4.0: il Ministero per lo Sviluppo Economico fa il punto. È stato appena pubblicato dal MISE un documento dal titolo “La diffusione delle imprese 4.0 e le politiche: evidenze 2017” che contiene un’analisi statistica sull’andamento e sull’affermazione delle tecnologie 4.0 nel mondo manifatturiero e dei servizi alle imprese manifatturiere in Italia.
Il rapporto del MISE, scaricabile a questo indirizzo: è una bella fotografia dello stato dell’arte di Industria 4.0 nel nostro Paese e, possiamo dire, un “must read” per chi si occupa di politiche industriali, a ogni livello.

Un campione esteso

Anche perché il campione è costituito da ben 23.700 imprese, comprese anche le aziende con meno di 10 addetti, così diffuse nei nostri territori; inoltre, i dati sono stati raccolti fra ottobre 2017 e febbraio 2018, e quindi sono “freschissimi”.
L’analisi è stata condotta dai funzionari del MISE per misurare l’effettivo grado di coinvolgimento delle aziende italiane rispetto alle numerose tecnologie abilitanti di Industria 4.0 e il primo dato rilevato non poteva che verificare quante sono le imprese che hanno effettivamente implementato Industria 4.0.
Vale la pena ricordare che, molto correttamente, il MISE ha considerato come “impresa 4.0” quella che ha implementato anche solo una tecnologia abilitante. Infatti, l’ingresso nel mondo 4.0, come già rimarcato nel manuale di Tecniche Nuove “La fabbrica digitale – Guida all’Industria 4.0” può (e dovrebbe) essere fatto a piccoli passi, evitando traumi aziendali e misurando bene i passaggi.

Maggioranze e minoranze

Venendo ai dati, il rapporto del MISE rivela che “l’8,4% delle imprese utilizza almeno una delle tecnologie considerate (…) si aggiunge un ulteriore 4,7% di imprese che, anche se non coinvolte attualmente, hanno in programma investimenti specifici nel prossimo triennio“.
Il rapporto del MISE introduce poi la categoria delle imprese “tradizionali”, quelle cioè che non utilizzano né hanno in programma di utilizzare tecnologie 4.0: un gruppo che rappresenta ben l’86,9% del campione.

Piccolo è (ancora) bello?

I dati del MISE evidenziano una correlazione decisamente lineare fra dimensione delle imprese e propensione alle tecnologie 4.0: le “imprese 4.0” al di sopra dei 10 addetti sono il 18,4%, dato che sale al 35,5% per le imprese fra i 50 e i 249 addetti e passa al 47,1% delle imprese sopra i 250 addetti.

Quali – e quanti – obiettivi?

I dati raccolti e analizzati dal MISE evidenziano come si stia sviluppando una “via italiana” all’Industria 4.0. Certamente, l’adozione di tecnologie per la digitalizzazione della produzione serve, secondo gli intervistati del campione, a incrementare la competitività, aumentando l’efficienza produttiva, ottimizzando i costi e riducendo gli errori. Ma a questa visione più “classica” degli obiettivi di Industria 4.0 si affiancano altre prospettive, più tipiche della manifattura del Bel Paese, quali la personalizzazione dei prodotti, o l’aumento del grado di penetrazione su nuovi mercati.

Industria 4.0 e uomini

Abbiamo già visto che il rapporto MISE evidenzia una distribuzione dell’interesse per le tecnologie 4.0 che è funzione della dimensione aziendale.
Più nello specifico, il rapporto ci informa che “Le imprese 4.0 sono sensibilmente più grandi rispetto alle altre aziende considerate, pur interessando, come si è visto, un numero molto elevato di PMI: il numero di addetti medio, infatti, è di 30,1 unità a fronte dei 12,3 per le imprese che hanno in programma interventi futuri e dei 6,7 delle imprese “tradizionali”.
E il rapporto continua così : “Alla maggiore dimensione si associa la presenza di un management mediamente più giovane e qualificato. Più precisamente, i dirigenti apicali in possesso di un titolo di laurea rappresentano il 28,9% del totale dei manager tra le imprese 4.0 a fronte del 15% rilevato tra le imprese tradizionali (16,1% tra quelle che hanno interventi in programma). Se si considera l’età, il 43,6% dei dirigenti di vertice delle imprese 4.0 ha meno di 50 anni, contro il 38,2% delle imprese non attive nel campo 4.0. Il 41,6%, infine, ha avuto esperienze precedenti in altre aziende, mentre nel caso delle imprese tradizionali il dato cala al 36,2%”.
La propensione e il grado di sensibilizzazione ai vantaggi ottenibili con le Tecnologie 4.0 non varia solo in funzione dell’età, col fatto cioè che persone più giovani abbiano un maggiore grado di confidenza con le tecnologie digitali, ma varia anche in funzione del bagaglio culturale del management, sia in termini di studi formali, sia in termini di maggiore varietà di esperienze acquisite.
Il rapporto del MISE non trascura di mettere in evidenza le criticità legate alle competenze del personale, evidenziando, dati e grafici alla mano, che “Le imprese coinvolte nel nuovo paradigma tecnologico (anche quelle con interventi previsti in futuro) mostrano un elevato dinamismo: il 22,9% ha superato criticità legate alle competenze tecnico-professionali, il 15,0% a quelle di tipo manageriale, il 13,9% ha migliorato la preparazione nelle lingue straniere, l’11,7% le capacità di guidare i processi 4.0 e il 10,2% le competenze legate all’utilizzo e allo sfruttamento dei big data”.

Cultura e aggiornamento: le tappe verso l’innovazione

Come abbiamo visto, il rapporto del MISE sviluppa tre profili aziendali tipo: l’azienda 4.0, quella che ha già implementato almeno una tecnologia 4.0. L’azienda che ha in programma di investire in futuro in tecnologie 4.0 e, infine, il profilo dell’azienda “Tradizionale”, quella cioè che non ha investito e non intende investire in tecnologie 4.0.
Ma qual è l’elemento di differenza fra questi diversi profili, in altre parole, come e quando un’azienda diventa 4.0, oppure rimane Tradizionale?
Ecco la risposta del MISE: “emerge come l’elemento discriminante tra i diversi profili non vada tanto rintracciato nella presenza di un mero rinnovamento del capitale fisico, quanto piuttosto nella volontà dell’impresa di aggiornare le competenze del proprio personale e di intervenire nelle tecnologie ICT”.

Il rapporto “La diffusione delle imprese 4.0 e le politiche: evidenze 2017” riporta altri numerossisime informazioni e bisogna dire che è un documento di assoluta chiarezza nei metodi di esposizione dei dati. Se ne consiglia la lettura.

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