Il settore aerospaziale ha fame di plastica

Proprio come per il comparto automobilistico e dell’assemblaggio, anche quello aerospaziale sta assistendo a un aumento della domanda e dell’utilizzo di applicazioni plastiche.  Sebbene i prezzi altalenanti delle materie prime rimangano uno dei principali ostacoli del mercato, un altro problema relativo all’uso della plastica “in aria” è la percezione dell’inabilità del materiale di resistere a carichi o temperature estreme. Ma dal disastro aereo del 2013 dell’Asiana Flight 214 si è invece potuto constatare come l’aggiunta di plastiche di classe superiore, come il polivinil fluoruro di DuPont Tedlar e il polietereterchetone di Victrex, inclusi per esempio nelle coperte isolanti termoacustiche e dietro i pannelli interni dell’aeroplano, abbia contribuito a salvare più di 300 vite. Il razionale consiste nell’affidabilità del processo per produrre proprietà meccaniche coerenti. Per molto tempo, infatti, sono state evitate anche le strutture rinforzate con carbonio perché il processo non era abbastanza stabile da fornire risultati costanti. Il ricorso ai componenti plastici nella costruzione a terra degli aeroplani contribuisce anche a rendere i velivoli più leggeri, più efficienti nei consumi e molto più economici. Ma tutto ciò non riguarda più solo gli aerei civili. Sebbene la maggior parte dei materiali plastici si trovino all’interno di aerei non militari, l’innovazione nelle materie plastiche avanzate e composite ha contribuito ad aumentare la domanda in modo esponenziale. Negli ultimi 50 anni, l’uso della plastica nell’industria aerospaziale, infatti, è già quadruplicato.

 

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