Nuove forme di business: il leasing

Maggiore elasticità aziendale e nuove strutture lavorative potrebbero favorire l’utilizzo di uno strumento normativo già noto, che oggi viene visto come alternativa per una diversa e più redditizia tipologia di business.

Leasing: diffusione, caratteristiche, vantaggi

In questo momento storico economico, dove le aziende si trovano a fare un bilancio del post pandemia, provando a capire se rimodulare la propria strategia o continuare con la precedente, risulta interessante approfondire un aspetto del business ancora poco utilizzato in alcune zone italiane. Ci riferiamo ai contratti di leasing, istituto che – a livello territoriale – è molto frequente al Nord, con una clientela distribuita principalmente in tre
regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) – ma anche in Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Toscana e Umbria –, mentre al Sud sembra essere ancora poco utilizzato, offrendo così ampi margini di crescita.

Ebbene, da qualche anno – soprattutto di seguito alla tipizzazione del contratto con una legge del 2017 – è sempre più frequente la sottoscrizione di contratti di leasing tra imprese e soggetti privati, che preferiscono il godimento di un bene e non l’acquisto immediato della proprietà.

Il leasing è una forma di operazione finanziaria, importata nel nostro ordinamento già da qualche decennio, che si perfeziona quindi con un contratto, il cui oggetto può essere un bene mobile o immobile. In questo modo si evita l’acquisto ma, allo stesso tempo, si può disporre del bene, in una sorta di locazione a tempo, dietro versamento rateale di una somma di denaro, che sarà funzionale al prezzo del bene ma anche al profitto che l’azienda riceve dall’utilizzo dello stesso.

Una delle caratteristiche del leasing è la prassi, ormai quasi sempre utilizzata, di offrire al conduttore – a fine locazione – la possibilità di acquistare il bene, riscattando le quote già versate attraverso il pagamento di un importo residuo.

La cosa positiva del leasing è l’esborso ridotto di capitali iniziali per avere la disponibilità del prodotto: le imprese, infatti, possono utilizzare il bene senza dover versare il capitale necessario una tantum, evitando anche un finanziamento per l’acquisto. Anche perché, nel caso dei macchinari, ad esempio, sarebbe una mossa poco conveniente acquisire un bene che risulterebbe obsoleto dopo pochi anni. Con il leasing, invece, non si rischia la perdita di valore e, soprattutto, ci si può riservare il diritto, alla scadenza del termine stabilito, di acquistare definitivamente la proprietà oppure di restituire il bene, scegliendo qualcosa di innovativo.

Grazie a uno studio condotto da Assilea (Associazione italiana leasing, che raggruppa la quasi totalità degli operatori del leasing finanziario e operativo) e Cerved (agenzia di informazioni commerciali), è stato possibile mappare le principali caratteristiche delle imprese italiane che utilizzano lo strumento del leasing, profilando quindi le compagini funzionalmente alla tipologia di performance in bilancio, alla specializzazione produttiva, al profilo di rischio, alla propensione all’export e alla capacità innovativa.

Procediamo allora con una panoramica sulla specializzazione settoriale delle aziende che ricorrono al leasing, con riferimento anche all’evoluzione dei loro indici di bilancio e di rischio, in modo da poter confrontare l’andamento nel periodo precedente all’emergenza pandemica e, previsionalmente, in quello successivo.

 

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