Crash test e nuovi dispositivi per i monopattini elettrici

monopattini elettrici
Nel crash test, l'e-scooter e il manichino vengono spinti contro uno spigolo a 10, 20 e 30 km/h. Il rischio di lesioni è considerevole già a 10 km/h (foto: Fraunhofer EMI).

I ricercatori del Fraunhofer Institute dopo aver studiato un tipico scenario di incidente a bordo degli monopattini elettrici valutando le lesioni associate, hanno testato nuovi materiali per caschi e dispositivi di protezione che potrebbero avere prestazioni migliori rispetto ai prodotti convenzionali.

Pratici ed ecologici, i monopattini elettrici sono sempre più diffusi. Un aumento di popolarità accompagnato da un incremento degli incidenti che spesso provocano lesioni gravi.

Per questo, nell’ambito del Progetto di ricerca Human Accident Dynamics (HUMAD), i ricercatori del Fraunhofer EMI e del Fraunhofer IWM hanno avviato uno studio sulla sicurezza degli e-scooter in caso di incidente con l’obiettivo di indagare sul decorso degli incidenti tipici, determinare il rischio associato di lesioni e, allo stesso tempo, valutare l’idoneità di dispositivi di protezione come caschi e ginocchiere.

«Abbiamo lavorato con un manichino per crash test, proprio come nei test condotti nell’industria automobilistica. Il manichino è stato posizionato sul monopattino replica e guidato contro un marciapiede ad angoli di 60 e 90 gradi e a velocità di 10, 20 e 30 km/h. I crash test hanno dimostrato che in tutti gli scenari testati possono verificarsi lesioni gravi, in particolare lesioni alla testa» riporta Matthias Boljen.

I ricercatori hanno anche scoperto che la velocità di impatto della testa misurata nella simulazione supera la velocità massima di impatto di 5,4 m/s, stabilita nella norma di prova DIN EN 1078 per la sicurezza del casco da bicicletta.

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In caso di impatto, la struttura del TPMS distribuisce l’energia su tutta la superficie e sviluppa quindi un effetto protettivo migliore rispetto alle protezioni con struttura a nido d’ape o con schiuma ammortizzante (foto: Fraunhofer IWM).

Di conseguenza i tradizionali caschi da bicicletta e gli indumenti protettivi riducono la gravità dell’impatto, ma non offrono una protezione completa in caso di collisione con oggetti duri.

I ricercatori hanno quindi studiato l’idoneità e l’effetto protettivo dei nuovi materiali, come spiega Jörg Lienhard, uno dei membri del team: «I nostri test in laboratorio hanno mostrato che i materiali con una struttura a superficie minima periodica tripla (TPMS) offrono una protezione decisamente migliore contro gli effetti cinetici».

La struttura TPMS è caratterizzata da elementi ripetuti che formano una struttura aperta, “ariosa”, particolarmente efficace nel distribuire l’energia cinetica degli urti su tutta la superficie, riducendo così la pressione sulle aree di impatto.

I caschi e gli indumenti protettivi TPMS potrebbero essere stampati in 3D usando tutti i tipi di materiali.