Quando la tolleranza diventa un dogma e la progettazione dimentica come nascono davvero i pezzi, taglio e piega si trasformano in un campo minato: contestazioni, incomprensioni e sprechi che mettono a dura prova il rapporto cliente-fornitore.
C’è un problema molto diffuso all’interno delle aziende specializzate nella lavorazione della lamiera, specie se terziste. Mi riferisco all’annoso problema della precisione richiesta sui prodotti tagliati e piegati. Ma facciamo un passo indietro.
Fin dai tempi della scuola (ho frequentato un ITIS negli anni Novanta) uno degli argomenti principali che riguardava il disegno tecnico era il concetto di quotatura.
Il sistema di quotatura è ciò che permette di correlare adeguatamente la forma degli oggetti con le proprie dimensioni, fornendo tutte le necessarie informazioni affinché fossero riproducibili.
Ma c’è di più: il sistema di quotatura ha uno strumento in più che serve a comprendere quanto possa essere precisa una misura, affinché il particolare assuma la propria funzione senza problemi. Ed è qui che si apre un mondo.
Un tempo, quando gli ingegneri progettisti svolgevano un percorso formativo bilanciato tra teoria e pratica, che gli consentiva di comprendere, a fondo, i limiti dei processi tecnologici, era normale che la precisione richiesta, sotto forma di tolleranza, fosse coerente con il modo in cui un oggetto venisse prodotto.
Mi spiego: se dovessi progettare un bicchiere di vetro e ne chiedessi la realizzazione a un’azienda vetriera, con una produttività standardizzata e dai grandi numeri, mi aspetterei una precisione di un certo livello.
Non potrei certo pretendere la stessa cosa per il medesimo bicchiere, se a produrlo fosse un artigiano soffiatore di vetro di Murano! In pratica: stesso oggetto ma processi e riproducibilità molto differenti e distanti.
Ecco, il valore dato dalla conoscenza sulla nascita degli oggetti sembra essersi estinto contemporaneamente alla diffusione massiva dei CAD tridimensionali.
Quando uno strumento informatico rende molto più semplice e alla portata di più persone un’operazione complessa, come disegnare un particolare o un complessivo meccanico, il rovescio della medaglia è l’illusione di essere diventati, tutto d’un tratto, dei consumati progettisti.
È un po’ come l’illusione dei filtri di Instagram, che fanno apparire bravi fotografi anche i più negati.