Il rilancio è possibile

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I segnali della ripresa sono ormai percepibili e percepiti, quindi non è più tempo di attese, ma il momento di rimboccarsi le maniche. Tratteggiarsi significherebbe soltanto perder ulteriore tempo. Molti sono già all’opera da mesi e stanno acquisendo nuove commesse. Altri operano positivamente già da un paio d’anni, pur non essendo né maghi, né vincitori di lotterie, ma soltanto imprenditori che hanno fiutato i cambiamenti e sono stati in grado di orientare le proprie aziende sempre nella direzione del vento. Qualcuno azzarda che oggi cambia più sovente direzione e quindi è più difficile agire? Falso. Le tempistiche dei cambiamenti hanno sempre lasciato, anche oggi, un ragionevole spazio di tempo per potersi «riassestare». Basta volerlo. Basta essere capaci di farlo. C’è stato tutto il tempo per fare pulizia, riorganizzarsi, rifinalizzarsi, uscire dalle contingenze quotidiane per identificare nuovi obiettivi, nuove strategie. Del resto, i cambiamenti epocali più importanti sono ormai metabolizzati. Certo, la fine del protezionismo e la globalizzazione hanno posto molti problemi perché le imprese si sono trovate a operare «senza rete». Per le vecchie generazioni questo ha significato un forte rallentamento delle dinamiche di lavoro, che la biologia non ha certo aiutato. Le giovani generazioni vivono il presente e, svincolate da qualsiasi retaggio del passato, hanno cominciato a rischiare nello spazio globale con idee innovative in libertà creativa. Spazio a queste generazioni, senza cestinare per partito preso le esperienze passate. «Cum grano salis». Ma anche per settori cosidetti maturi, come le macchine utensili, ci sono nuove opportunità. Nuovi materiali, nuove formulazioni micro e nano, nuove applicazioni, nuove lavorazioni. Basti pensare a due tematiche di tendenza: l’alleggerimento e la sostenibilità ambientale. Un futuro infinito! Quanto poi ai nuovi servizi proponibili nel manifatturiero, il limite è soltanto la fantasia. In alternativa si può puntare sulla costruzione di macchine utensili a basso costo. Anche questa è una sfida che può non avere limiti.

Cancelliamo dal nostro vocabolario la parola «crisi» e utilizziamo sempre il termine «cambiamento». Comprenderemo meglio che se non siamo in grado di gestirlo, è perlopiù colpa nostra. Azzardo una chiave di lettura: carenza di flessibilità. Non mi riferisco però alla flessibilità dei nostri impianti produttivi. La «flessibilità mentale» è un concetto totalizzante che permea ogni nostra attività, pensiero, rapporto. È lo strumento principe per potere cavalcare con successo i futuri cambiamenti, ma efficace soltanto se non si traduce in una semplice sovrastruttura mentale, e se si accompagna a sentimenti di lealtà e di condivisione. Sarà capace l’italica diffidenza di superare se stessa per partecipare al comune rilancio economico?

di Michele Rossi

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