Techsol, ottimizzare la produttività con gestionali mirati

Abbiamo intervistato Michele Ugatti, ceo di Techsol, che ci ha incuriosito per la sua spiccata capacità di lavorare in team con il cliente per la realizzazione di piattaforma software.

Gioco di squadra

La globalizzazione dei mercati e l’innovazione tecnologica per la ricerca della competitiviità stanno producendo accelerazioni finora mai viste nel settore manifatturiero. La digitalizzazione è un importante pilastro di queste accelerazioni e attraverso l’integrazione delle diverse funzioni di fabbrica, controllo, pianificazione, monitoraggio delle attività produttive, ne diventa di fatto il catalizzatore principe. Il MES (Manufacturing Execution System) è lo strumento che consente di gestire il comparto produttivo in tutti i suoi aspetti. Su questi temi abbiamo rivolto alcune domande a Michele Ugatti, ceo della piacentina Techsol.

Come valuta oggi lo stato di digitalizzazione delle imprese manifatturiere italiane con riferimento alle Pmi e quali le aree aziendali più coperte?

Lo scenario relativo alla digitalizzazione delle imprese manifatturiere si presenta estremamente variegato. In riferimento al settore delle imprese manifatturiere esiste un grande fermento sul tema della digitalizzazione ma questo non significa necessariamente che le aziende stiano effettivamente intraprendendo azioni concrete in un percorso di tipo Industria 4.0. Sono disponibili diversi ed autorevoli studi relativamente ai numeri di questo fenomeno e possiamo affermare che circa il 25% delle aziende dichiara di avere intrapreso e portato a termine una o più iniziative di digitalizzazione, mentre circa il 35- 40% ha iniziative in corso non ancora terminate e una percentuale attorno al 13–15% ha in programma di avviare iniziative in questo senso. Possiamo quindi dire che la maggioranza delle aziende si è attivata in questo senso, anche se gli obiettivi legati alla quarta rivoluzione industriale sono ancora lontani da raggiungere in maniera soddisfacente. Le aree aziendali coinvolte dai progetti di digitalizzazione sono molteplici e per quanto possiamo rilevare,in ambito manufacturing, i progetti stabiliti sono orientati a migliorare l’efficienza produttiva, il coordinamento interno ed il miglioramento della qualità. Molte proposte, anche a fronte degli incentivi 4.0, appaiono orientate a migliorare il parco impianti e macchine sempre nell’ottica di aumentare o migliorare i processi produttivi attraverso l’adozione di strumenti software e metodologie volte al perfezionamento dell’efficienza sui processi. Quello che notiamo è che esistono notevoli differenze di approccio, infatti per una parte di aziende le iniziative di digital manufacturing accompagnano un percorso di trasformazione in senso digitale di tutti i processi aziendali mentre in altre realtà appaiono più slegati da quelli più generali. Possiamo concluderne che le aziende stanno investendo in maniera contenuta, in termini di produttività, flessibilità e qualità. C’è fermento verso il mondo Industria 4.0, anche se si tratta ancora di un work in progress“.

Quali vincoli o ostacoli si stanno riscontrando qualora evidenziaste una lentezza nella diffusione del 4.0 rispetto ad altri Paesi europei? Cosa fare per accelerare il processo

Premesso che lo scenario in prospettiva non è assolutamente negativo, esistono però diversi ostacoli. Il primo ostacolo è di natura culturale, unito anche ad un certo ritardo con cui le aziende italiane, non tutte ma una discreta percentuale, hanno intrapreso iniziative sulla smart factory e sulla digitalizzazione in generale. Questo credo si denoti dal fatto che sempre più aziende, ed in questo credo che una parte della responsabilità sia anche dei fornitori delle Pmi, interpretano l’Industry 4.0 come un rinnovamento tecnologico delle proprie unità produttive. Chiaramente le tecnologie sono fondamentali in questo ambito anche se riteniamo siano da utilizzare in un’ottica abilitante di nuovi processi di business e questo spesso ha ridotto il tema Industria 4.0 all’adozione o al miglioramento di asset aziendali, senza che questo cambiamento venga accompagnato da una vera e propria riorganizzazione dei processi e delle iniziative aziendali nell’abbracciare un percorso di digitalizzazione più completa. Per accelerare il processo riteniamo che serva migliorare la preparazione in senso 4.0 da parte delle aziende, quello che notiamo è che questo tipo di cambiamento ‘culturale’ alle volte spaventa e quindi si è spesso propensi a guardarlo dall’esterno dell’azienda. Capita che le imprese, e in particolare quelle di dimensioni medio-piccole, non siano strutturate per affrontare tutti gli aspetti che la digitalizzazione comporta e non sono sempre in grado di coordinare le diverse iniziative in un piano organico e strategico di digitalizzazione, il che rende spesso il tema 4.0 più un aspetto ‘di moda’ che non un insieme di azioni facenti capo ad una vera e propria strategia di trasformazione aziendale. Da questo punto di vista credo che le numerose iniziative di network tra case fornitrici, enti sul territorio, università stia aiutando molto a modificare la percezione e appunto la cultura delle aziende sul tema 4.0 e credo che possa essere una buona soluzione, almeno inizialmente, per supportare le Pmi in quelle aree in cui non sono al momento strutturate“.

 

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