Citizen, la torinitura nella sua espressione più avanzata

Abbiamo intervistato Francesco Cavalleri, amministratore delegato di Citizen Macchine Italia nonchè noto esponente del settore delle macchine utensili.

Il ruolo della meccanica

Sulla spinta dell’evoluzione dei popoli, la globalizzazione dei mercati sta imprimendo dinamiche sempre più accelerate ai ritmi di sviluppo dei singoli paesi, di alcuni in particolare. Dinamiche e sviluppi a macchia di leopardo, ma anche contesti e regole molto diversificati che creano discontinuità competitive e scenari economici e sociali complessi. La competizione nell’ambito dei sistemi produttivi destinati a sostenere le economie è quindi sovente viziata da fattori incomprimibili e/o ineliminabili. Per fare fronte a questi scenari complessi e a fronte di ritmi economici di più breve respiro rispetto a quelli di una decina di anni fa, i paesi cosiddetti ad economia più storicamente consolidata devono mettere in campo nuove idee, nuove energie. Governi e imprese produttive sono chiamate a nuove strategie. L’Italia, di caratteristiche manifatturiere radicate, ha sempre fatto fronte al proprio ruolo nel mondo e certamente continuerà a farlo. In questo, le macchine utensili e il know how consolidato dei nostri tecnici sono in grado di giocare la partita vincente. Su questi temi e sul ruolo di Citizen Macchine Italia nel contesto nazionale, abbiamo interpellato Francesco Cavalleri, amministratore delegato e grande esperto di questo mercato.

Le imprese italiane e la sfida della competizione: ci può tracciare un quadro dell’economia italiana 2018, con particolare riferimento al manifatturiero?

Il nostro è un grande paese industriale con enormi potenzialità, la seconda potenza manifatturiera d’Europa, nonostante le difficoltà interne e le carenze nella competitività con gli altri paesi dell’Unione. L’export italiano è cresciuto negli ultimi anni grazie soprattutto all’enorme contributo portato dal settore manifatturiero, che ha registrato incrementi di rilievo in seguito a provvedimenti come il Jobs Act, Industria 4.0, e al piano made in Italy. Al di là dei grandi gruppi industriali che risentono troppo spesso delle fluttuazioni politico-finanziarie e dell’andamento dei mercati, le piccole-medie imprese italiane rappresentano la vera risorsa di sviluppo del manifatturiero, oltre a distinguersi per qualità e capacità di innovazione. Dal momento che nel nostro paese mancano le materie prime, abbiamo puntato le nostre forze sull’attività di trasformazione, coniugando le lavorazioni tradizionali con le nuove tecnologie, trasferendo un ‘saper fare’ alle giovani generazioni che devono necessariamente fare i conti con il rinnovamento digitale e con macchine sempre più performanti. La crisi devastante di questo decennio ha spinto molte attività verso i mercati esteri in cerca di nuovi sbocchi e stimoli, rafforzando la quota delle esportazioni e il ruolo dell’Italia nel panorama internazionale“.

 

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