L’alta pressione entra in campo

La ricerca di soluzioni tecnologiche innovative, in grado di rispondere alle mutate esigenze del mondo della meccanica, ha portato allo sviluppo delle lavorazioni in alta pressione.

Un’altra epoca

Risparmio energetico, riduzione dei tempi di processo, maggior vita utile degli utensili, qualità del manufatto… la produzione si trova a dover rispondere adeguatamente a queste richieste che, se unite all’introduzione di nuovi materiali, alcuni di difficile lavorabilità, rappresentano un bel grattacapo.

L’aspetto positivo è che la ricerca non si ferma mai, cercando di risolvere al meglio ogni problema, o necessità, insorga. Una lavorazione che sta sempre più diffondendosi riguarda le lavorazioni in alta pressione, in grado, se correttamente applicata, di soddisfare le esigenze delle moderne realtà produttive, riconducendosi ad un concetto ormai noto e imprescindibile: l’efficienza.

Vale la pena soffermarsi su se correttamente applicata perché lavorare in alta pressione chiede un cambio culturale, proprio perché oggi si vuole di più e, filosofeggiando, al “di più“, non c’è limite. E’ partendo da questo presupposto che è nata, e si sta velocemente sviluppando, la cultura dell’alta pressione: lavorazioni con pressioni del fluido da taglio superiori a 20 bar, per lavorazioni a elevate prestazioni, con “alta cadenza di pezzi“.

Potrebbe sembrare semplice, ma il problema è che le lavorazioni in alta pressione richiedono strumenti e competenze adeguati, partendo dalla macchina e dagli utensili, per arrivare ai device, cioè a tutto ciò che concorre alla lavorazione, perché il processo produttivo moderno deve operare secondo una logica sinergica.

 

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