La Direttiva Macchine sotto esame

La Direttiva Macchine è ormai entrata a far parte del processo progettuale di ogni costruttore europeo da più di venti anni. Adesso, la Commissione europea ha deciso di farle il tagliando, sottoponendola a una valutazione oggettiva, al fine di verificare la necessità di avviare un processo di revisione. Ecco l’impatto che questa opportunità potrà avere per tutti i costruttori di macchine e componentistica.

Contesto di riferimento

Il campo di applicazione della Direttiva Macchine copre una vasta gamma di prodotti, sia per uso privato che industriale. La definizione di macchina è volutamente di ordine generale: “Insieme… composto di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidamente per un’applicazione ben determinata“.

Il campo comprende macchinari che vanno dai tosaerba alle stampanti 3D, dagli utensili a mano alle macchine edili, dai robot per la cura della persona ai robot collaborativi per completare linee industriali automatizzate. Oltre ai macchinari in senso stretto, lo scopo copre altri prodotti correlati, quali, ad esempio, componenti di sicurezza o unità parzialmente completate (le quasi macchine).

La Direttiva Macchine è una legislazione armonizzata di “Nuovo Approccio“, il che significa che fornisce un quadro e stabilisce i requisiti essenziali obbligatori per la salvaguardia della salute e sicurezza, ma non li traduce in requisiti o processi dettagliati. Questi requisiti specifici sono invece riportati nelle, così dette, “norme armonizzate” le quali, nei diversi casi specifici (ad esempio, tosaerba, motoseghe, robot…), definiscono i parametri progettuali da seguire per sviluppare e mettere in commercio una macchina che soddisfi i requisiti della Direttiva.

L’uso di norme europee armonizzate è volontario, ma si presume che le macchine fabbricate in conformità con le norme europee armonizzate, pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’UE, rispettino i requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute (EHSR) della direttiva per i quali la norma tecnica è stata sviluppata. I costruttori devono garantire che i requisiti essenziali di sicurezza riportati dalla Direttiva siano soddisfatti. Dimostrare la conformità con i requisiti può essere fatto o applicando norme europee armonizzate, o qualsiasi altra soluzione che consenta di dimostrare il raggiungimento di un livello di sicurezza simile. Le disposizioni amministrative della direttiva impongono ai produttori di produrre un fascicolo tecnico, firmare una dichiarazione di conformità e apporre la marcatura CE. Il marchio CE è la garanzia che il costruttore ha seguito questo percorso e ha progettato e costruito la macchina seguendo i dettami indicati nella Direttiva Macchine.

La prima direttiva macchine (89/392 / CEE) è stata adottata nel 1989, per poi essere modificata nel 1991 (91/368 / CEE) e nel 1993 (93/44 / CEE). Una seconda versione (98/37 / CE) ha consolidato tali emendamenti. Una terza revisione nel 2006 (2006/42 / CE) ha rappresentato una prima revisione completa, intesa ad estendere il campo di applicazione, migliorare la chiarezza, eliminare i difetti riscontrati grazie all’applicazione e fornire una via aggiuntiva alla valutazione della conformità per alcuni prodotti. Infine, un ulteriore piccolo aggiornamento è stato fatto nel 2009 per includere anche le macchine impiegate per la diffusione degli agrofarmaci.

 

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