Un nuovo modo di intendere le lavorazioni ibride

Sviluppo di un prototipo per la manifattura additiva ibrida basata su estrusione di feedstock metallico e fresatura.

Leggere per credere

Chi ancora si chiede se la manifattura additiva possa effettivamente entrare a far parte della produzione industriale oppure no è rimasto indietro. Oggigiorno, la parola additive manufacturing non è più un tabù per la grande industria. Numerosi esempi confermano che l’integrazione di questa tecnologia in filiere di processo complesse può essere vincente e portare notevoli vantaggi, in alcuni casi capaci di ovviare a problematiche altrimenti irrisolvibili. Allo stesso tempo, la terminologia hybrid manufacturing non è più di nicchia e chiunque si occupi di produzione e macchinari industriali la conosce e la associa a sistemi che implementano sia tecniche additive sia sottrattive (sebbene il significato di macchina o sistema ibrido indichi semplicemente l’unione di più processi o metodi di produzione). Tale binomio tra produzione additiva e sottrattiva è imprescindibile dal momento che gran parte dei manufatti metallici prodotti con tecnologie additive necessita di operazioni di finitura successive. Molte sono le macchine commerciali che oggi presentano l’integrazione di questi due concetti: da centri di fresatura-tornitura che montano teste di deposizione laser oppure torce da saldatura a filo, a macchine laser a letto di polvere che integrano mandrini da fresatura.

Ciò nonostante, chi si è convinto che le forti innovazioni tecnologiche nel mondo della manifattura additiva e ibrida siano terminate si sbaglia e qui si seguito può trovare alcuni spunti per rivedere le proprie posizioni.

 

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