L’alta pressione entra in campo: il fluido da taglio

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Durata dell’utensile, velocità di taglio, efficienza, qualità… Ecco le richieste alla lavorazione in alta pressione. In tutto ciò è strategico il fluido da taglio e, in particolare, il legame fra pressione e portata.

Senza utensili è impossibile eseguire una lavorazione, ma quando diventa strategica l’efficienza, associata a un’elevata qualità, diventa fondamentale considerare il lubrorefrigerante che, come suggerisce il termine, ha un duplice compito: lubrificare e raffreddare, con la predominanza dell’uno o dell’altro, a seconda delle situazioni. Se in ogni lavorazione per asportazione di truciolo la lubrorefrigerazione riveste aspetti importanti, quando la lavorazione è in alta pressione, cioè con pressioni del fluido da taglio superiori a 20 bar, ad alte prestazioni, la corretta gestione del liquido diventa fondamentale.

Il punto di partenza: la lotta energetica

Dunque, le lavorazioni in alta pressione hanno un forte legame col fluido da taglio, che può raggiungere valori di 70-80 bar e, in alcuni casi, arrivare anche a 150 bar, partendo dal presupposto che macchina utensile e utensili siano in grado di sopportare tali valori.

I getti del fluido, in alta pressione, sono diretti verso la zona di taglio sul lato della spoglia superiore dell’inserto, con un comportamento che può essere assimilato a quello di un cuneo idraulico che solleva il truciolo; in questo modo il contatto inserto-pezzo risulta avere una minor lunghezza, con conseguente riduzione delle forze di taglio e maggior controllo del truciolo. Tecnologia meccanica e studi di fisica applicata hanno analizzato cosa avviene nella zona di taglio che, notoriamente, è molto calda e, pertanto, tende a respingere il fluido secondo una sfera di calore, che impedisce al fluido di arrivare in posizione: un posizionamento il più possibile vicino al punto di lavoro e una pressione del fluido tale da riuscire a “rompere” la sfera, permettendo così di far lavorare bene il fluido, che potrà effettivamente lubrorefrigerare il tagliente, sono il fondamento degli utensili di ultima generazione.

Si può quindi affermare che esiste una sorta di “lotta energetica” fra l’energia meccanica impressa al fluido e l’energia termica generata dall’utensile al lavoro, con la pressione che risolve il problema del bilancio energetico, pur aprendo una seria riflessione riguardo cosa stia effettivamente arrivando sul tagliente: un “miscuglio” abrasivo?

 

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