Laser: uno strumento per l’ottimizzazione dei processi di tempra

Inserire la tempra come “utensile” in una macchina a controllo numerico? Oggi è possibile, rendendo ancora più accessibili i vantaggi derivanti dal trattamento.

Rispetto a un processo convenzionale, quale l’induzione termica, i vantaggi derivanti dall’applicazione della tempra laser (Laser Surface Hardening) su componenti meccanici sono notevoli, sia in termini di costi, che di tempi e impatto ambientale. La compattezza e la robustezza dei moderni sistemi laser permette l’alloggiamento delle ottiche nei magazzini utensili delle macchine CNC, nonché la movimentazione, alla stregua di un utensile da taglio. Nextema Srl, realtà di Bologna specializzata in soluzioni dall’alto contenuto innovativo, è riuscita a inserire tra gli accessori delle macchine a controllo numerico la tempra laser, facendo di quest’ultima una fase del ciclo di lavorazione che avviene direttamente in macchina e in modo del tutto automatico.

Il processo di tempra

Lo scopo di un processo di tempra è quello di modificare la microstruttura di un metallo, sfruttando l’energia termica, in modo da migliorare le caratteristiche meccaniche. La scelta della tecnologia è fondamentale al fine di ottenere la profondità di tempra ottimale.

La tempra superficiale, in particolare, consiste nel modificare solo la superficie di un componente, lasciando al cuore la struttura originaria, favorendo così un incremento delle caratteristiche tribologiche della parte trattata: questo processo è fondamentale per aumentare la durezza e la resistenza all’usura.

Il processo di Laser Surface Hardening è un trattamento di tempra superficiale esteso a tutti i componenti meccanici che necessitano di avere elevate durezze superficiali e che oggi sono lavorati tramite tempra ad induzione – spiega Nunziante Pagano, esperto di tecnologie laser presso Nextema. Durante il processo di Laser Surface Hardening, l’energia termica trasportata da un fascio laser è sfruttata per riscaldare rapidamente la superficie del componente: la microstruttura del materiale, originariamente ferritica e/o perlitica, viene dapprima trasformata in austenite e poi in martensite, grazie al rapido raffreddamento della zona interessata. Il calore è dissipato per conduzione dal materiale circostante, o self-quencing, evitando così l’uso di fluidi tempranti“.

 

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