C.B., la meccanica della qualità totale

E’ nella direzione della qualità totale che la bolognese C.B. S.r.l. si è sempre distinta realizzando, con le più innovative tecnologie dell’asportazione di truciolo, pezzi destinati a primari comparti industriali. Non a caso sotto il marchio aziendale campeggia la scritta “Total Qaulity Mechanics”.

Crescere, magari attraverso fusioni o sinergie con altre aziende, è il suggerimento che da qualche anno giunge da chi ritiene che il mercato sempre più globalizzato possa creare seri problemi alle piccole medie-imprese, da sempre colonna vertebrale dell’economia italiana. Un messaggio che, per la verità, a giudicare da quanto riscontrato nei numerosi incontri avuti con i contoterzisti del truciolo, da pochissimi è stato preso in considerazione e fra questi proprio dalla C.B. S.r.l di Calderara di Reno (BO), protagonista di queste pagine, la quale, insieme ad altre 12 ditte operanti nei campi della progettazione, della fonderia, della carpenteria e delle lavorazioni meccaniche, è membro di ISBO – Integrated Subcontractor Bologna, la prima rete di impresa dell’Emilia Romagna, patrocinata da Unindustria Bologna, che si presenta sul mercato come un unico interlocutore in grado di offrire ai clienti un servizio a 360 gradi. Di questo e della specifica attività della società suddetta ce ne parla il presidente della stessa, Roberto Rossi.

Per ogni pezzo il materiale più idoneo all’uso

«ISBO è un’innovativa forma di aggregazione che nasce dalla nuova architettura imposta dall’internazionalizzazione dei mercati – spiega il nostro interlocutore –. Il suo scopo è ben preciso: rispondere all’esigenza di tutte le società che producono macchine industriali e/o beni di investimento durevoli di ottenere componenti affidabili in tempi certi e a costi competitivi. Rivolgendosi ad essa con un progetto ogni committente ha la certezza di vedersi proporre soluzioni studiate su misura, avendo una visione chiara di tutta la filiera e dei relativi costi e potendo contare su tutte le tecnologie indispensabili per l’esecuzione del proprio componente, ognuna delle quali pensata ed applicata fine a sé stessa, ma tenendo presente fin dall’inizio le necessità di tutti i passaggi intermedi e quindi delle caratteristiche finali del componente in oggetto». A tale rete di impresa C.B. mette a disposizione la sua ultra quarantennale esperienza nelle costruzioni meccaniche di precisione, nella fattispecie pezzi con tolleranze centesimali ricavati dal pieno, destinati ad applicazioni nei settori del packaging (“A Bologna e provincia abbiamo l’’hobby di inscatolare qualsiasi cosa”, ci scherza su Rossi), delle macchine utensili, del biomedicale, come pure in quelli dell’elettronica, dell’aeronautica, della lavorazione del tabacco e, dulcis in fundo, delle moto e auto da competizione, comprese quelle per la Moto GP e la Formula Uno. Di volume contenuto (si movimentano a mano senza bisogno di un carroponte) e costruiti in piccole e medie serie, i particolari targati C.B. a seconda dell’impiego, sono di un determinato materiale, perché, come tiene a precisare il presidente, ogni settore predilige l’uno a l’altro: «Se l’applicazione è nell’alimentare è tassativo impiegare l’acciaio inox, se invece è nelle macchine di confezionamento è più l’alluminio a farla da padrone, nel biomedicale il più gettonato è il titanio, molto richiesto anche nel motosport insieme all’alluminio, mentre nei componenti delle macchine utensili il prescelto è spesso lo Sverker 21 in virtù della sua elevata tenacità, e così via».

Centri di lavoro e torni in prima linea

Alla domanda se realizzare componenti di modeste dimensioni accentui la difficoltà nel raggiungere gli elevati livelli di precisione dimensionale e di qualità superficiale richiesti, Rossi risponde così: «Ogni lavorazione ha le proprie peculiarità e complicazioni e ognuna va affrontata con le tecnologie e le macchine più appropriate; nel nostro caso, ad esempio, avendo a che fare con limitati numeri, cioè con lotti da 1 a 100 articoli al massimo, non ha senso orientarsi verso le alte velocità di asportazione o di cambio utensili, oggi consentite dalle più evolute macchine utensili, perché risparmiare, poniamo, 3 secondi sull’esecuzione di un pezzo che spesso e volentieri deve stare in macchina 5 ore non ci cambia la vita, mentre la cambia eccome a chi di pezzi ne deve realizzare decine di migliaia. Di conseguenza ciò che per noi è più importante è lo studio preventivo del processo da adottare affinché tutte le sue fasi si svolgano in modo ottimale, cosa che può avvenire se, oltre a macchine affidabili e tecnologicamente avanzate, si dispone di personale qualificato e con tante esperienza sulle spalle».

Dal dire al fare, la nostra chiacchierata si sposta in officina dove abbiamo modo di ammirare all’opera la squadra tecnologica che per 12 ore al giorno dà il meglio di sé. «La parte del leone la recitano i centri di lavoro, sette, per l’esattezza, di cui cinque a 5 assi, l’ultimo arrivato a giugno, e due a 4 assi informa il nostro interlocutore – seguono poi tre torni a CN da ripresa, il terzo anch’esso inseritosi a giugno nei reparti produttivi, dotati, sia di utensili motorizzati, sia dell’asse Y, e un paio di torni meccanici tradizionali, ancora utilissimi laddove vi siamo pochi esemplari da realizzare dato che, a differenza degli altri, più belli ed evoluti, ma anche più lenti ad attivarsi, non appena li metti in moto partono. Un valido contributo lo forniscono poi due rettifiche, una tangenziale e una universale, un lapidello, una macchina per l’elettroerosione a tuffo e una per l’elettroerosione a filo. Completano il quadro, una marcatrice laser e cinque macchine di misura e controllo».

Un futuro con più export

Classe 1966, perito elettrotecnico, dal 2004 (anno della scomparsa di Chiarini Alfio, cofondatore della C.B.) alla guida della ditta bolognese, insieme alla compagna, continuando però a seguire la precedente attività nel campo della communications technology. Rossi non esita un istante a rivelarci in che modo userebbe la bacchetta magica qualora ne avesse questa ghiotta opportunità: «La impiegherei per risolvere una preoccupante questione che da tempo investe la meccanica, ovvero quella del reperimento di personale qualificato. Le odierne macchine utensili sono paragonabili a delle Formula Uno, ma, come le competizioni con questi bolidi insegnano, se oltre ad una vettura competitiva non si dispone di un bravo pilota in grado di sfruttarne al massimo le potenzialità non si vince mai una gara. Fuor di metafora oggi, purtroppo, il problema è che i giovani sono attratti da tutt’altro che non dall’odore dei trucioli incandescenti, e se proprio si avvicinano ad un’azienda meccanica lo fanno per proporsi nell’ufficio tecnico nella veste di progettisti, forse anche perché non del tutto consapevoli delle gratificazioni che possono ricevere “pilotando” un moderno centro di lavoro o un tornio a controllo numerico e magari ancora legati al vecchia visione dell’officina di ambiente brutto e sporco, cosa che non corrisponde affatto al vero, almeno qui da noi visto che l’officina oltre ad essere pulita ed ordinata è pure climatizzata».

Anche quando lo interroghiamo sui programmi futuri di C.B., Rossi è sollecito nel rivelarci il suo piano: «Dopo aver centrato l’obiettivo di servire una clientela prestigiosa e diversificata in vari settori, d’ora in poi cercheremo di profondere ancora più energie per rafforzare la presenza sui mercati esteri, compito non facile perché, come abbiamo già avuto modo di verificare, ci si trova ad interloquire con persone che ragionano in modo molto diverso da noi. Tuttavia siamo convinti che valga la pena proseguire su questa strada perché il mercato estero è più stabile rispetto a quello italiano e, una volta capite le sue logiche, ti aiuta a far crescere l’azienda, cosa a cui teniamo molto».

Una bella realtà italiana del truciolo apprezzata anche oltre confine

Roberto Rossi, presidente di C.B. S.r.l..

La C.B., acronimo di Chiarini e Bitelli, ovvero dei due soci che l’hanno fondata nel 1976 dopo aver lavorato per parecchi anni come colleghi alla Ducati in qualità di operai, è una rappresentante di quella meccanica di alta precisione che tutto il mondo ci invidia e che la ditta di Calderara di Reno (BO) esplica, soprattutto, attraverso operazioni di fresatura e tornitura, ma pure di rettifica ed elettroerosione. I particolari realizzati, di dimensioni contenute e in piccole e medie serie, sono destinati ad una trentina di clienti attivi, in egual misura (20-25%), nei settori del packaging, delle macchine utensili per la lavorazione dei metalli e del biomedicale, mentre nella restante percentuale si trovano realtà operanti nei comparti dell’automotive (soprattutto componenti per moto e auto da competizione), dell’elettronica, della lavorazione del tabacco, dell’aeronautico ecc. Per quanto riguarda le materie prime esse spaziano dall’alluminio all’acciaio inox, dagli acciai legati (C40, Sverker 21), all’Inconel e al titanio. L’elevata qualità delle lavorazioni, la puntualità nelle consegne, il costante aggiornamento del parco macchine e delle professionalità interne hanno permesso all‘azienda emiliana di acquisire importanti clienti anche oltre i confini nazionali (in Germania in primis, poi in Svizzera e Romania), tanto è vero che il 30-35% del fatturato, pari a 1.3 milioni di euro, è dovuto all’export. Da tempo guidata dalla figlia di uno dei fondatori, Serenella Charini e dal compagno, Roberto Rossi, C.B. occupa 10 dipendenti.

di Mario Palmisano

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