SKF, un nuovo pignone per una lubrificazione controllata

Figura 1 - Esempio di montaggio di un pignone di lubrificazione su una ralla.

Basta pennelli o soluzioni improvvisate. Un nuovo pignone assicura la giusta lubrificazione esattamente nei punti dove è necessaria.

Nell’industria meccanica tutti si sono dovuti cimentare con il problema della lubrificazione che, soprattutto in ambienti aperti, richiedeva interventi continui, spesso manuali, affidati a procedure e/o prescrizioni che poi venivano più o meno rispettate a seconda della serietà dell’organizzazione aziendale o della buona volontà del singolo. Un operaio, spesso con un pennello, provvedeva manualmente a lubrificare gli ingranaggi. Poi si sono impiegati ingrassatori di varia natura e sistemi a spruzzo che però avevano come contropartita il consumo di aria e anche la parziale nebulizzazione del lubrificante, con ricadute negative sull’ambiente.

Oggi un punto di lubrificazione non dovrebbe più essere considerato quella parte della macchina che viene lubrificata ogni tanto, quando ci si ricorda, con tutte le conseguenze del caso (usura o rottura dei denti), ma dovrebbe essere considerato importante come le altre parti dell’impianto e costituire uno specifico punto che distribuisce in continuo il lubrificante in maniera controllata, nella quantità voluta, esattamente sui fianchi dell’accoppiamento dentato in movimento, cioè nel punto dove la lubrificazione è necessaria.

Il pignone SKF Lincoln LP2 è il prodotto che si prefigge di dare una risposta a queste esigenze, riducendo i tempi manutentivi e il rischio di guasti sull’impianto. Dalle grosse ralle di orientamento alle cremagliere, nei settori eolico, minerario, navale e nei grandi impianti questo pignone rappresenta la risposta tecnologicamente più avanzata oggi disponibile (Figura 1).

Claudio Squeo e Livio Roveri di SKF Lincoln.

«Si pensi che oggi ci sono ancora molte operazioni manutentive manuali – afferma Claudio Squeo, general manager della società – e se pensiamo che questo avviene anche su macchine già inserite in un’ottica di Industria 4.0, quindi automatiche o poco o nulla presidiate ci si rende conto di quanto c’è ancora da fare in questo settore. Per SKF la lubrificazione si pone come un efficace supporto al business core dell’azienda, che rimane comunque il cuscinetto a sfere, però notiamo che la clientela è sempre più sensibile all’idea di avere un’azione centralizzata e la nostra funzione non è quella di vendere un prodotto ma piuttosto un sistema che consenta alla macchina di essere lubrificata in maniera continuativa, quando serve e con la quantità che è necessaria. Senza dimenticare che la lubrificazione manuale non è precisa, mentre quella automatica garantisce un effetto controllato e costante nel tempo».

Commercializzato in Italia da oltre un anno, questo pignone ha dato un contributo essenziale a una lubrificazione professionale in tutti quei settori dove occorre garantire una sicura affidabilità nel tempo di un accoppiamento di ingranaggi. I pignoni Lincoln LP2 sono già applicati con successo su aerogeneratori in un grosso parco eolico in Italia per la movimentazione delle navicelle e delle pale e nell’ambito metallurgico un’altra importante applicazione ha riguardato la lubrificazione della movimentazione di grosse sezioni di un impianto di produzione di tubi di diverse dimensioni.

Una volta installato questo pignone non richiede alcun controllo, non ha consumo di aria, non serve elettricità ed è quindi la soluzione più idonea per ogni impianto che non si deve fermare mai. Esso viene alimentato dalla centralina di lubrificazione della macchina, che viene programmata all’avviamento del sistema e che provvede anche alla lubrificazione, oltre al pignone, degli altri terminali presenti nell’impianto (Figura 3). Inoltre, rispetto ad altri tipi di lubrificazione, il pignone Lincoln LP2 non è un punto statico, ma provvede a un’azione dinamica, che distribuisce una quantità predeterminata di grasso sul fianco degli ingranaggi in movimento, nel punto dove è necessario.

Figura 3 – Esempio di impianto centralizzato automatico per tre pignoni.

«Per SKF il pignone Lincoln LP2 – continua Squeoè un prodotto che va a colmare un gap esistente: mentre il gruppo è sempre stato concentrato sui cuscinetti a sfere e sulle parti meccaniche in strisciamento, mancava una risposta tecnologicamente evoluta per quanto riguarda l’ingranaggeria. Inizialmente questo pignone è stato pensato e sviluppato per la lubrificazione nelle grandi pale eoliche, essendo queste macchine tipicamente non presidiate e dove occorre dare una lubrificazione precisa e costante alla grande ralla della pala e al suo pignone. Lincoln LP2 ha rappresentato la risposta più intelligente a questo problema».

SKF è impegnata da tempo in questo settore, progettando sistemi di lubrificazione e implementando gradualmente soluzioni mirate che si sono poi affinate nel corso degli anni fino ad arrivare al pignone di lubrificazione Lincoln LP2 che viene proposto oggi. Esso risolve i problemi di lubrificazione in tutte le applicazioni dove una operazione manutentiva non accurata, con una lubrificazione manuale o occasionale, potrebbe generare usura accelerata e/o guasti significativi in una coppia di ingranaggi, fino alla rottura dei denti. Quando questo si verifica su applicazioni importanti come possono essere ralle o cremagliere in cementifici, su gru, turbine eoliche, grandi macchine automatiche, un intervento di riparazione e/o sostituzione anche di un semplice ingranaggio vuol dire inevitabilmente affrontare elevatissimi costi di fermo-macchina.

Caratteristiche operative

Il pignone Lincoln LP2 è un prodotto di serie in poliuretano, con otto denti, disponibile in segmenti modulari di lunghezza 40 o 80 mm che possono essere montati insieme per meglio rispondere alle necessità dell’accoppiamento, fino a una lunghezza di 240 mm. Ogni segmento del pignone di lubrificazione ha un canale interno di adduzione del lubrificante, che viene distribuito uniformemente sui fianchi dei denti dell’ingranaggio a cui è accoppiato tramite delle scanalature a pettine sulla testa dei denti (Figura 2). Un segmento distanziale di 10 mm senza uscita di lubrificante può essere montato tra due segmenti per arrivare alla lunghezza voluta. Tutti i pignoni di lubrificazione sono disponibili in sette grandezze di modulo (da 12 a 24).

Figura 2 – Esemplificazione della distribuzione del lubrificante con un pignone di lubrificazione SKF Lincoln LP2.

Può impiegare anche lubrificanti ad alta viscosità come il grasso NLGI 2 e può lavorare correttamente fino a una velocità di 80 giri/min, in un range di temperature da -30 a 70 °C.
«Certamente sul mercato esistevano prodotti simili ma con prestazioni molto lontane da questo nuovo pignone – aggiunge Livio Roveri, application engineering manager SKF. Ad esempio, non avevano la flessibilità applicativa del nostro pignone e nemmeno un perfetto accoppiamento con la cremagliera da lubrificare; erano prodotti messi a punto su misura per un utilizzo, non progettati per una produzione in serie capace di garantire una affidabilità elevata in ogni applicazione. Il pignone LP2 è l’evoluzione di un prodotto nato già dieci anni fa e che racchiude tutte le esperienze da noi maturate in questo tipo di applicazioni nell’industria. Ad esempio dieci anni fa si pensava a un pignone in materiale “spugnoso”, che si credeva capace di mantenere meglio il grasso nella fase di contatto. Oggi con il pignone in poliuretano abbiamo migliorato enormemente l’efficienza della lubrificazione e la durata del pignone e, con le scanalature a pettine sulla cresta dei denti, siamo riusciti a indirizzare la lubrificazione dove serve, sui punti di contatto sul fianco del dente».

Il pignone Lincoln LP2 è disponibile in due classi di corrosione per quanto riguarda la staffa di sostegno e le parti metalliche del dispositivo: C3-H, con zincatura a caldo, per le applicazioni standard, e C5-M-H, paragonabile a un Aisi 316, adatto anche per ambiti marini (a bordo di navi, gru portuali e piattaforme di trivellazione) – come già testato su una ralla di un grosso avvolgicavo installato su una nave incaricata di stendere un cavo di fibra ottica tra due continenti (Figura 4).

Figura 4 – Ponte di una nave con gru di carico e scarico.

Quando le condizioni operative sono particolari e superano i limiti del prodotto standard SKF può fornire la versione LPC in acciaio, disegnata su misura per ogni specifica applicazione con moduli particolari o per velocità di rotazione o temperatura fuori dallo standard (Figura 5).

Figura 5 – Esempio di applicazione di un pignone serie LPC per un’applicazione non standard.

SKF Lincoln

La sede di Cormano (MI) di SKF dispone di una sede di oltre 1300 m2 di cui 800 m2 di magazzino. Con una disponibilità di oltre 2.000 articoli da questa sede la casa attinge tutti i componenti necessari per allestire i sistemi di lubrificazione necessari ai suoi clienti.

di Aldo Biraghi

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