Formazione: l’ora dell’operaio 4.0

L’industria chiama ma la scuola non sembra ancora attrezzata per rispondere. Il divario fra le competenze richieste dalle imprese di una regione ricca di tradizione manifatturiera come le Marche e i percorsi di formazione disponibili è ora al centro di una serie di importanti iniziative di ampio respiro.

4.0 manifattura – Pmi e operai del futuro: formazione, competenze e tecnologie“. Nel titolo dell’evento che la Camera di commercio delle Marche ha organizzato di recente col contributo degli atenei, delle istituzioni e dell’industria locale ci sono temi d’interesse generalizzato. Perché lo skill shortage è, specie nell’ambito di una meccanica che non rinuncia a investire in innovazione, un tema scottante non solo ad Ancona e dintorni bensì per il paese nella sua totalità. «Per questo motivo – ha detto a Stampi il responsabile della promozione della sede territoriale di Ancona della Camera di Commercio delle Marche, Giovanni Manzottiintendiamo rivolgerci a tutti i settori industriali presso i quali la partecipazione della meccanica è forte per fornire loro degli spunti di riflessione. In particolare, sul fatto che il sistema scolastico non si è rivelato sin qui capace di formare le figure di operatori oggi più richieste. Perché le imprese hanno bisogno di braccia e teste specializzate e ogni mese sono centinaia le posizioni aperte in ambito meccanico e meccatronico; ma mancano candidati delle scuole tecniche».

La relazione fra didattica e mondo del lavoro fatica a strutturarsi, secondo Manzotti, anche perché «le riforme più recenti hanno privilegiato a nostro avviso più i licei che non gli indirizzi professionali, ed è purtroppo opinione comune che verso gli istituti tecnici finisca- no per indirizzarsi per lo più i giovani meno promettenti». Tradotto in altri termini questo significa che il modello tedesco di un’autentica formazione duale resta – con il suo training in azienda a partire dal terzo anno e un superiore monte-ore dedicato alle attività pratiche – un miraggio; e i progetti più coerenti nascono per la volontà delle singole regioni.

Lavoro assicurato per i giovani degli ITS marchigiani

Lo scenario risulta ancor più sorprendente se si considera che quando un giovane porta a termine un percorso di formazione tecnica fruttuoso, allora il suo inserimento a titolo definitivo in reparto è pressoché certo.

La Camera di commercio delle Marche, in collaborazione con lo IAL della Cisl e la Regione Marche, ha dato vita a partnership di successo società del calibro di iGuzzini, solo per citarne una.

Di quindici studenti coinvolti in un progetto sperimentale di formazione che hanno svolto il loro tirocinio presso il fornitore di illuminotecnica recanatese, ben 13 saranno con ogni probabilità reclutati stabilmente. «Le realtà più fortemente automatizzate, digitalizzate, robotizzate e orientate perciò all’innovazione – ha aggiunto Manzottisono anche quelle che più manifestano il bisogno di competenze elevate e ne stimolano l’acquisizione. Le scuole devono fare di simili brand i loro interlocutori privilegiati».

Per Manzotti, la deindustrializzazione e la fuga dei cervelli sono pericoli quanto mai concreti per l’area marchigiana e se l’alternanza scuola-lavoro e le esperienze di sistema duale non sempre hanno colto i traguardi sperati; esempi virtuosi come quelli di iGuzzini sopra richiamato, le esperienze del Centro di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo e della Dual Academy sostenuta da Gabrielli rappresentano iniziative d’avanguardia cui guardare con grande interesse.

La parola d’ordine è fare rete con la manifattura e le istituzioni, «cercare di dare vita a concrete occasioni di matching fra la domanda e l’offerta di occupazione qualificata». Il vantaggio è che «realtà celebri nel mondo come la già citata iGuzzini o altre tra le più innovative e forti imprese locali come Nero Giardini, Loccioni e altri ancora sono già molto sensibili e attente alla tematica della formazione professionale». L’altra faccia della medaglia è che «non solo le imprese di dimensione medio-piccola devono esser poste nella condizione di accedere ai più adeguati strumenti di recruiting e selezione»; ma che anche «le scuole e i decisori in Regione devono essere opportunamente sensibilizzati». Perché «solo mettendo in campo una strategia complessiva che vada oltre le tante lodevoli sperimentazioni è possibile allontanare lo spettro dello skill shortage», ha commentato Manzotti.

Un’altra scuola è possibile

La manifattura del terzo millennio (e della quarta rivoluzione industriale) ha bisogno di competenze aggiornate e specifiche e di questo si è mostrato ben conscio durante il convegno “4.0 manifattura” il direttore ITS energia dell’IIS Merloni Miliani di Fabriano, Giancarlo Marcelli. Anche perché l’impresa digitalizzata contemporanea ha per presupposto «una produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa». Fortemente basata cioè sulle informazioni e le analisi dei dati, l’Internet delle Cose e il dialogo fra la macchina e l’uomo o fra macchina e macchina; i sistemi cloud e la stampa tridimensionale. «La sperimentazione di Industry 4.0 in corso sugli ITS – ha argomentato Marcellivuole offrire una soluzione e un nuovo ruolo all’istruzione superiore professionalizzante, non accademica, mediante l’utilizzo di modelli didattici particolari e partnership più strette con il mondo delle imprese. La finalità è di far evolvere tutti i livelli formativi tecnico-professionali in modo da farli divenire motore di sviluppo per imprese e territori». Il direttore ha ricordato che l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (Indire) del Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, «ha analizzato 11 casi di formazione tecnica superiore con oltre 300 soggetti coinvolti tra docenti, studenti, professionisti e membri del direttivo delle Fondazioni ITS». E ha così assistito alla trasformazione delle tecnologie 4.0, nel contesto di un ambiente di apprendimento innovativo, da meri «oggetti di conoscenza» in «strumenti di conoscenza». Gli ambienti ai quali l’ingegnere ha fatto riferimento superano i modelli didattici tradizionali perché lasciano maggior spazio alla pratica di laboratorio e soprattutto perché ricostruiscono esperienze il più possibile vicini e simili a quelle della vita (lavorativa) quotidiana.

«L’introduzione delle tecnologie 4.0 come interfacce di apprendimento – è l’opinione di Marcellipermette di sviluppare ulteriori strumenti di pensiero, oggetti e algoritmi per l’approccio specifico alla formazione di competenze digitali utili per il lavoro. Con il varo del progetto ITS 4.0 si sono avviati laboratori di formazione e innovazione mirati a far collaborare studenti, docenti e personale delle imprese delle varie specializzazioni settoriali nei territori su cui gli ITS insistono». La metodologia di «approccio all’innovazione» adottata è quella del Design thinking e si articola nelle cinque fasi di Empatia, Definizione, Ideazione, Prototipazione, Valutazione-test. Passa cioè per lo studio dell’utenza potenziale alla quale un prodotto o servizio intende rivolgersi per arrivare all’analisi e soluzione degli eventuali problemi; sino alla creazione e alla valutazione dei prototipi. Tutto attorno prospera un ecosistema di tecnologie entro il quale uomini e robot collaborano e si muovono, anche, in scenari di realtà virtuale o aumentata. Ricco cioè di quelle risorse hi-tech con cui a vario titolo e per gli scopi più disparati la manodopera 4.0 dovrà imparare a familiarizzarsi.

di Roberto Carminati

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here