Come difendersi dal Coronavirus in fabbrica

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La buona notizia, però, è che si può fare molto per prevenirne la diffusione, perché il Covid-19 è un nemico invisibile ma non sconosciuto. Tutti, dagli imprenditori ai dipendenti, devono fare la loro parte per combattere la diffusione del contagio del Coronavirus. Anche nelle aziende meccaniche, fra le (poche) realtà lasciate aperte dalle restrittive misure varate dal Governo. In questo documento ci sono tutte le istruzioni su come comportarsi e gestire la vita professionale e privata:

Lavorare in fabbrica ai tempi del Coronavirus

Inutile nascondercelo e minimizzare: nel volgere di pochi giorni le nostre vite, a partire da quella lavorativa, sono state letteralmente sconvolte. E la cosa che fa più paura è che, dall’arrivo in Italia del nuovo Coronavirus, ci troviamo di fronte a uno scenario inedito per tutti, in cui le soluzioni, molto spesso, vanno letteralmente inventate.

Le fabbriche non chiudono ma rallentano

Dire come finirà è complicato, anche se le stime parlano di un picco epidemiologico fra un paio di settimane e comunque di un periodo di ri-assestamento anche di diversi mesi. Intanto l’Oms, pochi giorni fa, ha parlato ufficialmente di “pandemia”. Insomma non sarà una cosa breve, e quindi è indispensabile essere preparati. Il Dpcm 11 marzo, sinora il più restrittivo dei molti emanati in questi giorni, prevede la chiusura di numerose categorie di attività ma non quella delle fabbriche, specie sé hanno commesse urgenti da smaltire.

L’importante è prevenire

Ovviamente si tratta di tutelare il bene primario della salute evitando se possibile danni economici irreparabili. Per questo è indispensabile agire sul versante della prevenzione, e in questo documento (Guida alla prevenzione del Coronavirus) troviamo, oltre a un inquadramento scientifico della malattia, indicazioni operative ben precise, applicabili anche al settore della meccanica, che tutte le imprese sono tenute a mettere in atto e a garantire per la salute e sicurezza di chi ci lavora a qualsiasi titolo: dai ruoli direttivi e amministrativi, che lavorano prevalentemente in spazi chiusi e non molto ampi come uffici e sale riunioni, a quelli più operativi, che si trovano a svolgere la loro attività nelle officine.

I rischi in azienda

Bisogna considerare infine la modalità di contagio: la più comune è quella che passa dal “droplet”, cioè la saliva in goccioline emessa durante colpi di tosse, starnuti o semplici dialoghi ravvicinati. Il contagio può avvenire anche attraverso il contatto con le mani, sé sono state portate vicino alla bocca o agli occhi. Dimentichiamoci dunque le strette di mano di presentazione o a suggello di importanti accordi commerciali (che comunque è sempre meglio stipulare in remoto…). Contatti ravvicinati, mani che si stringono, baci, abbracci… tutte cose, insomma, che nella normale vita aziendale avvengono quotidianamente. Così come i viaggi, che allo stato attuale sono evidentemente tutti annullati.

Per chi lavora accanto…

E’ per queste ragioni che sono state chiuse scuole, punti di aggregazione e comunità, fino addirittura a parchi e mercati, e che anche nei luoghi rimasti aperti, come appunto le fabbriche, è importantissimo innanzitutto mantenere la “distanza di sicurezza”. Almeno un metro, se si lavora l’uno accanto all’altro. Meglio due, se si opera di fronte, perché è chiaro che in questo modo è più semplice che le particelle di saliva raggiungano direttamente l’altro. Se pensiamo all’organizzazione di molte aziende, ciò si può ottenere attraverso un’adeguata alternanza o turnazione, una temporanea modifica dei ruoli e degli orari, comunque evitando che gli operatori stiano troppo vicini fra loro. La mascherina può essere utile in caso di contatto costante e frequente, così come altri dispositivi di protezione individuale. In casa come in azienda, perché di fatto le persone con cui quotidianamente lavori sono equiparabili a familiari quanto a distanze e tempi di contatto.

No a capannelli, incontri, compresenze

Ciò che va comunque evitato sono gli assembramenti: non più “capannelli”, riunioni ravvicinate, strette di mano, incontri vis-à-vis. Meglio, ove si può, affidarsi allo smart working, a formule di lavoro agile e a piattaforme virtuali per meeting e appuntamenti improcrastinabili. Il tutto nell’ottica di ridurre le compresenze allo stretto necessario. In questi casi, come ormai ben sappiamo, è possibile ricorrere a misure straordinarie come la Cassa integrazione ordinaria causata da Covid-19, o l’invito a godere di ferie o permessi, a partire da quelli ancora da recuperare entro aprile. Bisogna anche precisare, come stiamo vedendo in molti casi, che tale riorganizzazione nelle aziende è necessaria per legge: basta infatti non garantire un solo aspetto previsto dalle norme per costringere l’azienda a chiudere.

Anche i dipendenti devono fare la loro parte

In ogni caso anche i dipendenti dovranno fare attenzione: quando si tossisce o si starnutisce, ad esempio, è meglio farlo in fazzoletti chiusi (da gettare immediatamente nei rifiuti), evitando di entrare subito dopo in contatto con altre persone. Si può anche tossire nella piega del gomito flesso, ovviamente lavandosi subito le mani (strofinandole per almeno 20 secondi, ma meglio arrivare al minuto). Se l’acqua e il sapone non sono disponibili, bisogna utilizzare un gel idroalcolico che contenga almeno il 60% di alcol. Qui sta all’imprenditore metterlo a disposizione.

Non solo in produzione, ma anche in spogliatoi…

Tutto questo, che vale negli uffici e nelle unità produttive, si estende naturalmente anche ad altri ambienti dell’azienda, potenzialmente ancora più rischiosi: pensiamo ad esempio agli spogliatoi. Se si vogliono lasciare aperti (e in molti casi è utile, perché vi si trovano lavandini, docce e altre strutture per l’igiene personale), occorre contingentare il numero di persone, definendo un tetto massimo e ordinando gli ingressi sulla base di criteri ben chiari e stabiliti, come ad esempio la posizione dei singoli armadietti, richiedendo operazioni di igienizzazione e sanificazione straordinaria delle superfici, ad esempio ogni turno.

… e punti ristoro

E’ fortemente consigliato prevedere turni aggiuntivi di pulizia e igienizzazione non solo delle postazioni di lavoro, ma anche dei bagni, spogliatoi, spazi ristoro. Proprio questi ultimi, insieme alle mense, sono tra gli ambienti più a rischio, per evidenti ragioni, e sono dunque tra quelli che meritano una maggiore attenzione. Dalla gestione degli alimenti a quella delle superfici, dalla pulizia alla segnaletica orizzontale, nulla può essere lasciato al caso.

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