Dalla ricerca i dispositivi che mimano le cellule cerebrali che attivano la vista

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Ridurre il divario tra il pensiero umano e quello delle macchine è uno degli obiettivi di alcuni ricercatori della University of Central Florida, che, partendo dalla combinazione di due nanomateriali promettenti all’interno di una nuova superstruttura, hanno realizzato un microdispositivo che mima i percorsi neurali delle cellule cerebrali utilizzate per la vista umana.

Nuove prospettive

Un piccolo passo verso lo sviluppo di computer neuromorfi, ovvero processori di computer in grado di elaborare e memorizzare simultaneamente informazioni, potenzialmente efficaci nel caso dei soccorsi assistiti da droni. Grazie a questo nuovo dispositivo, infatti, i droni potrebbero diventare veramente autonomi, in quanto vedrebbero proprio come un essere umano, a differenza di quelli attuali che necessitano di connettività a server remoti per identificare ciò che scansionano attraverso la telecamera.

Le sinapsi optoelettroniche sviluppate sono estremamente rilevanti per l’elaborazione neuromorfa ispirata al cervello e questo tipo di sovrastruttura aprirà la strada allo sviluppo di nuovi dispositivi optoelettronici ultrasottili.

L’informatica neuromorfica è da molto tempo un pallino degli scienziati. Attraverso di essa i computer possono elaborare e archiviare simultaneamente informazioni, come il cervello umano.

Per testare la capacità del dispositivo di vedere gli oggetti attraverso il calcolo neuromorfo, i ricercatori sono ricorsi agli esperimenti di riconoscimento facciale, uno dei test più importanti per questo blocco neuromorfico proprio perché imita le cellule cerebrali legate alla visione. Il device ha potuto così riconoscere con successo i ritratti di quattro persone diverse e, in futuro, questa innovazione potrebbe aiutare a sviluppare robot in grado di pensare come gli umani.

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