Le sfide per la fabbrica del futuro

Nuovi scenari si stavano inserendo su quelli più datati, ma sfide impensate sino a ieri spingono a riflessioni e riconfigurazioni.

Come sarà la fabbrica del futuro? Il tema è stato ampiamente trattato, partendo da un dato inconfutabile: l’evoluzione che ha caratterizzato gli ultimi anni è stata veloce, quasi travolgente. Questo ha spinto tutte le realtà sociali ed economiche ad interrogarsi su quale potesse essere la miglior strategia verso cui indirizzare il processo evolutivo. In tal senso, a livello mondiale, sono nati progetti di ricerca più o meno ambiziosi che hanno coinvolto sia poli universitari d’eccellenza, principalmente di taglio tecnico ed economico, che realtà industriali, che potessero inquadrare la “fabbrica del futuro”, cioè quella fabbrica in grado di rispondere alle sollecitazioni del mercato, contraddistinto da un costante mutamento (o ricambio) del quadro socio-economico. Cosa ne è di questi studi, oggi? Tutte le considerazioni fatte, gli scenari immaginati, non hanno mai tenuto conto di un imprevisto catastrofico, come quello rappresentato da una pandemia, i cui effetti riguardano tutto il mondo e tutti i settori.

A meno che crolli il mondo...” una frase spesso abusata per descrivere un imprevisto talmente remoto che non valeva la pena neppure prenderlo in considerazione. Ma quell’imprevisto è arrivato, ha colpito, ed ha colpito duro: quindi? Quindi si potrebbe dire che, se fino a ieri il mondo manifatturiero stava vivendo la quarta rivoluzione industriale, oggi lo stesso mondo manifatturiero sta vivendo una rivoluzione nella rivoluzione.

Dunque, se la quarta rivoluzione industriale in atto stava stravolgendo l’organizzazione della società fino alle radici, apportando importanti modifiche ad ogni livello, quali scenari si apriranno ora che l’imprevisto è diventato realtà? Di fatto nessuno può saperlo, forse è troppo presto, ma, ancora una volta imprese, centri di ricerca, poli universitari, stanno analizzando la situazione, peraltro ancora fluida, per arrivare a inquadrare possibili meccanismi attuativi per la fabbrica del nuovo futuro e, alla fine, per la società.

De necessitate virtutem

Che si tratti di quarta rivoluzione industriale, o di rivoluzione nella rivoluzione, resta un dato di fatto: avere il coraggio della trasformazione. Gli standard di riferimento possono cambiare, ma, per fortuna, un grosso aiuto arriva tanto dalla tecnologia che dall’uomo, dalla sua capacità di adattamento e dalla sua abilità del trovare sempre nuove risorse. Infatti, se adeguare le infrastrutture tecnologiche può essere relativamente semplice, più complessa è la “gestione” dell’uomo e sulla sua concezione di lavoro e di abilità: il classico mestiere tramandato di generazione in generazione, deve necessariamente essere rivisto e reinventato. Questo non significa che le abilità personali, tramandate nel tempo, non hanno più significato, ma vuole dire che, ad ogni livello, occorre rivedere le proprie abilità, adeguandole ai nuovi standard di riferimento. In informatica si dice fare un upgrade: anche l’uomo deve fare un upgrade dei propri per non rischiare di essere travolto dai cambiamenti. Una cosa è certa: restare ancorati alle concezioni di ieri, o a competenze in via di estinzione, non è più accettabile, in particolare in un momento storico come l’attuale, che ha visto travolta ogni certezza.

Un articolo apparso sul sito del World Economic Forum ritiene che l’attuale pandemia sia il più grande esperimento psicologico di tutti i tempi e, in quanto tale e involontario, anche un esperimento sociale. Si stima che le persone coinvolte non saranno meno di due miliardi, con condizioni non identiche, ma che vivono comunque le stesse crucialità. Passata l’emergenza in senso stretto, gli psicologi rite gono possa farsi strada una epidemia di diversa natura, da burnout, con un aumento dell’assenteismo da stress. Sarà così? Chissà, certo è che la situazione è decisamente inconsueta e, quindi, le conseguenze sono poco prevedibili. Ma la fabbrica del futuro si può preparare sfruttando le opportunità che la quarta rivoluzione industriale stava mettendo a disposizione, sia in termini di conoscenze che di tecnologie, attuando un cambio di prospettiva: facere de necessitate virtutem.

 

 

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