Quali le domande giuste sull’additive? Dall’ipotesi all’idea

Dalla teoria alla pratica, dall’ipotesi all’idea, al come si fa a realizzarlo. Una questione che nasce dalle parole chiave dell’additive e si trasforma in domande a cui dare una risposta. E ogni realtà dovrà trovare la propria. Un articolo ispirato da alcune chiacchierate con Enrico Orsi, product manager presso Renishaw Italia.

Trasformare un’ipotesi in una idea concreta, che permetta di allargare i propri orizzonti, conquistando nuove quote di mercato. C’è un nuovo modo di produrre, un modo che ancora pochi stanno sfruttando e che, pertanto, lascia intravedere ampi spazi di mercato in cui potersi collocare: è la tecnologia additiva.

Il concetto è ormai noto, ma come può trasformare un’ipotesi in un’idea e poi in una realtà? Facendo piccoli passi, con un avvicinamento graduale per non stravolgere la produzione, che chiaramente deve procedere, ma, allo stesso tempo, integrandosi all’interno di essa. Movendosi con competenza.

Due sono gli aspetti che coinvolgono la competenza: scegliere le proprie battaglie, cioè dove convenga applicare la tecnologia additiva rispetto alle tecniche tradizionali o in combinazione ad esse essere pronti a una trasformazione dei processi.

Analizzando lo stato dell’arte dei processi produttivi, si può notare come ultimamente nella meccanica non siano stati introdotti grandi cambiamenti, ma ci sia stata solo una graduale evoluzione di tecnologie consolidate: le officine sono pronte ad una trasformazione, se necessaria? Non necessariamente, ma è importante avere la capacità di comprendere ed adattarsi, in modo da poter mutare il proprio approccio, senza restare ancorati ad un punto di vista fisso, che non si può muovere, in controtendenza con l’andamento spesso convulso del mercato.

Quindi alla domanda “Dall’ipotesi all’idea: come si fa?”, la risposta è essere pronti ad accettare la trasformazione dei processi, ma essere pronti “con intelligenza”, cioè con la capacità di valutare applicare questa trasformazione.

Come si fa a sapere se funziona? La fiducia nella tecnologia

Le domande che agitano chi si avvicina alla tecnologia additiva sono più che legittime e sono il frutto di una fiducia che deve essere costruita, così come è successo con tutti i processi tecnologici e le innovazioni. I primi controlli numerici, i primi sistemi CAD… si lavorava e produceva ugualmente, quindi perché cambiare?

Si potrebbe chiamare “rischio industriale”, cioè quel rischio che deriva dall’introduzione di una tecnologia nuova e altamente innovativa nel proprio processo produttivo. Rifacendosi alle tecniche di produzione tradizionali, il rischio industriale, pur essendo sempre presente, è certamente più contenuto perché i processi sono stati qualificati e c’è quindi una ragionevole certezza sulla bontà della lavorazione e del risultato. Se utilizzando metodi tradizionali si ottengono risultati simili, per quale motivo usare un metodo diverso?

 

 

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