Come individua lo sviluppo il tuo ufficio tecnico? È a conoscenza di quali utensili utilizzano i piegatori e, di conseguenza, crea degli sviluppi specifici? Si rifà alle care vecchie tabelle esperienziali “giocando” con il fattore k fino a far tornare gli sviluppi fatti prima dell’avvento del cad 3d?

Queste domande sono importanti in quanto la prassi molto comune (e molto comprensibile) è quella di “arrangiarsi” destreggiandosi tra i parametri da settare fino a trovare una quadra. A quel punto, quando il parametro risulta soddisfacente, è il momento di creare una nuova e più evoluta tabella esperienziale.

Cos’è una tabella esperienziale?

Essa è un metodo empirico e la forma primordiale di quello che oggi viene chiamato “reverse engineering”, cioè condurre delle rilevazioni pratiche per creare delle leggi da applicare ogniqualvolta si ripresentino le medesime condizioni; tale metodo prevede, a fronte di un tipo di matrice, di spessore, di materiale, di osservare e trascrivere “quanto manca” per ottenere il risultato voluto; tale valore verrà applicato nuovamente in futuro a parità di matrice, spessore e materiale.
Come si può osservare, in questo processo non c’è nulla che rimandi al fattore k. Le tabelle esperienziali, infatti, sono uno strumento che ha permesso alle aziende di lavorare e, in alcuni casi, prosperare per decenni, pur senza aver bisogno di teoria. Il panorama è cambiato con il dilagare dei CAD 3D che chiedono in pasto, per funzionare bene, dei valori fino a poco tempo fa del tutto inutili.

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