Le vibrazioni non piacciono… a nessuno

Le vibrazioni, oltre a essere dannose per le lavorazioni, lo sono anche per l’uomo, la cui salute deve essere tutelata.

A parte alcuni casi in medicina, in linea di massima le vibrazioni sono considerate una disgrazia, un malanno da cui ci si deve difendere.

In una lavorazione per asportazione di truciolo, la presenza di vibrazioni genera scarsa qualità del manufatto e danni sulla macchina utensile, potenzialmente anche molto seri, oltre a ridurre la durata dell’utensile e di tutte le attrezzature coinvolte.

Purtroppo, come è noto, il moto relativo di corpi a contatto genera sempre uno stato vibratorio che però, con opportuni sistemi può essere contenuto, se non addirittura annullato. Quindi, per quanto riguarda il pezzo e i sistemi per produrlo, nessun problema: il mercato offre soluzioni per l’abbattimento. Ma cosa succede all’uomo?

L’esposizione dell’uomo alle vibrazioni è aumentata progressivamente con lo sviluppo della meccanizzazione industriale ed agricola e con l’impiego crescente dei mezzi di trasporto, e la Normativa, già negli anni ’50, con l’articolo 24 del DPR 303/56 “Rumori e scuotimenti” ammoniva: “Nelle lavorazioni che producono scuotimenti, vibrazioni o rumori dannosi ai lavoratori, devono adottarsi i provvedimenti consigliati dalla tecnica per diminuirne l’intensità”. Tale DPR è tuttora valido e alla base delle vigenti normative, tanto che in “specifiche disposizioni miranti a escludere o a ridurre l’esposizione“, viene prescritto che “Tenendo conto del progresso tecnico e della disponibilità di misure per controllare il rischio alla fonte, i rischi derivanti dall’esposizione alle vibrazioni meccaniche siano eliminati alla fonte o ridotti al minimo“.

Dunque, è noto che l’esposizione umana a vibrazioni meccaniche può rappresentare un fattore di rischio rilevante per i lavoratori esposti e quindi oggetto di valutazione da parte del legislatore, anche in ottemperanza alle direttive CE.

Le vibrazioni coinvolgono l’uomo

Nelle diverse attività lavorative l’uomo può fondamentalmente andare incontro a due tipi di vibrazioni: le WBV (Whole Body Vibration), che coinvolgono il corpo intero, e le HAV (Hand-Arm Vibration), che interessano solo una parte del corpo, in particolare, nel caso delle lavorazioni meccaniche, il sistema mano-braccio.

Dato il rischio connesso all’esposizioni a vibrazioni, a livello mondiale sono stati condotti studi epidemiologici e sperimentali che hanno dimostrato la relazione fra esposizione a vibrazioni e lesioni e/o disturbi, anche importanti, a carico di colonna vertebrale e arti superiori.

In particolare, ad oggi sono stati verificati e documentati rischi WBV, che riguardano gli addetti a qualsiasi macchinario industriale vibrante che trasmetta vibrazioni al corpo intero, per esempio attraverso il terreno, collegati a lombalgie e traumi del rachide. Altre situazioni patologiche sembrano avere una relazione con le vibrazioni, ma la documentazione disponibile non ne attesta chiaramente la responsabilità, quindi esiste solo una attenzione generale.

I rischi HAV sono riscontrabili negli addetti a quelle lavorazioni che prevedono l’impugnatura di utensili vibranti, e/o manufatti impugnati e lavorati su macchina fissa, quindi oggetto di vibrazioni e urti, e possono portare a disturbi vascolari, osteoarticolari neurologici o muscolari. Queste lesioni sono generalmente catalogate col termine abbastanza generico di sindrome da vibrazioni mano-braccio. Sembra che l’insorgenza di artrosi dei polsi e dei gomiti nei lavoratori di alcuni settori dell’industria metalmeccanica e metallurgica possa essere ricondotta alla presenza di vibrazioni di bassa frequenza e elevata ampiezza.

Il legislatore ha fissato due criteri e i relativi indicatori, il limite di esposizione e i valori di azione, dove il limite di esposizione permette la valutazione del livello di rischio, rappresentando quindi il valore limite giornaliero di esposizione, affinché l’addetto operi in sicurezza.

 

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