Anche se modesta, continua la crescita del manifatturiero nell’eurozona

Un PMI (Purchasing Managers’ Index) finale del manifatturiero dell’eurozona a 51.7; forte crescita della produzione e dei nuovi ordini; un livello di ottimismo massimo in oltre due anni, anche se si registra un tasso elevato dei tagli occupazionali. Questi in sintesi i dati finali di agosto 2020 elaborati e prodotti da IHS Markit e basati su informazioni raccolte tramite indagini svolte su un campione rappresentativo di circa 3000 aziende manifatturiere in Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Irlanda e Grecia, che nell’insieme, rappresentano l’89% dell’attività manifatturiera nell’eurozona.

Nel mese di agosto il settore manifatturiero dell’eurozona continua a recuperare terreno, malgrado le severe restrizioni imposte per arginare l’emergenza sanitaria, registrando un elevato tasso di crescita nella produzione e nei nuovi ordini. Un’espansione che
ha interessato tutti e tre i sottosettori (beni di consumo, intermedi e di investimento) e che è risultata guidata dall’Italia, che mostra le condizioni operative migliori in oltre 2 anni, fungendo da traino anche nell’aumento degli ordini generali negli ultimi mesi.

Sempre l’Italia si guadagna il primato di un aumentato ottimismo per quanto riguarda la ripresa delle attività future, che ha raggiunto, in generale, il livello massimo in oltre due anni.

Eurozona: la strada è ancora lunga

Commentando questi dati, Chris Williamson, chief business cconomist presso IHS Markit, evidenzia che il forte aumento della produzione manifatturiera fornisce ulteriori segnali di notevole ripresa durante il terzo trimestre dopo il collasso osservato durante l’apice della pandemia nel trimestre precedente. Ma se le prospettive sono più rosee rispetto alla visione pessimistica di inizio anno, bisogna comunque essere cauti e non dimenticare che la crescita dei nuovi ordini di agosto è diminuita leggermente; l’oculatezza a costi e spese, in particolare, in relazione agli investimenti e alle assunzioni e, infine, il crollo occupazionale che manda segnali preoccupanti relativi al timore sul futuro a breve termine dimostrato da molte officine.

di Alessandra Battaglioli

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