Morbo di Parkinson: un aiuto dalla stampa 3D

La stampa 3D semplifica e velocizza la fabbricazione di un nuovo dispositivo per la somministrazione continua di farmaci, denominato Neuroinfuse, che potrebbe cambiare completamente il modo in cui vengono trattate le malattie neurologiche.

Realizzato dalla società di tecnologie ingegneristiche globale, Renishaw, questo sistema è composto da un massimo di quattro cateteri a cui è possibile accedere tramite una porta in titanio, stampata in 3D, impiantata dietro l’orecchio dei pazienti con disturbi neurodegenerativi per somministrare in sicurezza nuovi farmaci attraverso
l’infusione cerebrale.

Neuroinfuse è stato utilizzato con successo come parte di un primo studio clinico sull’uomo per il trattamento del morbo di Parkinson.

Pensato inizialmente per consentire ai prodotti farmaceutici di bypassare la barriera emato-
encefalica per il trattamento in corso di disturbi neurologici e tumori cerebrali, Neuroinfuse agisce come un meccanismo per fornire farmaci direttamente nel cervello, in modo che possano essere sviluppati nuovi regimi terapeutici, utilizzando dosi minime per ottenere il massimo effetto.

Il design innovativo e brevettato dovrebbe consentire ai pazienti di ricevere le infusioni in un ambiente ambulatoriale, anziché richiedere l’impianto di cateteri per ogni infusione,
che è stata l’unica opzione per molti pazienti fino ad oggi.

Grazie ai sistemi di stampa 3D in metallo di Renishaw, è stato possibile ottenere il nuovo dispositivo come un unico componente, riducendone il tempo di produzione e il potenziale di errore derivante da operazioni di assemblaggio non necessarie.

Stampa 3D e neuroinfusione, quale futuro?

Essendo uno dei pi recenti regimi di infusione, la neuroinfusione è attualmente utilizzata solo in ambienti di sperimentazione clinica approvati, ma, inserito in una suite completa di trattamenti terapeutici, racchiude il potenziale per ulteriori applicazioni come le terapie genetiche, cellulari, farmacologiche, proteiche ed enzimatiche, e in particolare, per migliorare i trattamenti esistenti.

di Alessandra Battaglioli

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