La potenza del nanografene

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Se non ci sono dubbi sulle potenzialità del nanografene nel migliorare radicalmente celle solari, celle a combustibile, LED e altro ancora, è altresì vero che la sintesi di questo materiale, con l’obiettivo di realizzare formazioni nanografiche specifiche per applicazioni avanzate, risulta estremamente complesso. Almeno sino a oggi.

La sonda AFM

Alcuni ricercatori si sono concentrati proprio sul processo di deidrogenazione del nanografene e, in particolare, sui materiali catalizzatori impiegati per la sua produzione. Esplorando varie strade per eseguire la sintesi del nanografene, gli studiosi hanno escogitato un metodo che offre il controllo preciso ed efficiente necessario, ricorrendo a un microscopio specializzato, denominato a forza atomica (AFM), che misura i dettagli delle molecole con una sonda nanoscopica a forma di ago. Questa sonda può essere utilizzata non solo per rilevare determinate caratteristiche dei singoli atomi, ma anche di manipolarli in quanto potrebbe rompere i legami carbonio-idrogeno delle molecole organiche in modo mirato, senza la necessità di energia termica.

I test sono stati condotti utilizzando una varietà di composti organici a dimostrazione che la sonda AFM in questione è in grado di estrarre atomi di idrogeno da diversi tipi di materiali.
Un dettaglio importante nell’ottica di estendere questa metodologia a un ambito produttivo commerciale. Inoltre, l’AFM può essere utilizzato per applicare altri stimoli alle molecole bersaglio, come l’iniezione di elettroni, campi elettronici o forze repulsive.

https://phys.org/news/2020-11-efficient-nanographene-power-devices.html

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