Raffreddare, lubrificare, ma non solo: una questione di efficienza

Un processo produttivo si ottimizza solo se opportunamente gestito. La lubrorefrigerazione non fa eccezione.

Lubrorefrigerazione significa essenzialmente scegliere il fluido da taglio? Certamente no, anche se poteva essere vero in passato. Oggi la questione è più complessa perché non si tratta più solo di raffreddare e di lubrificare, ma di avere un impatto decisivo sulla lavorazione, sia in termini di qualità che di costi. Proprio partendo da queste considerazioni si sta facendo velocemente strada una concezione più evoluta che parla di sistema di lubrorefrigerazione, andando a coprire tutto il processo, dalla scelta del fluido allo smaltimento degli esausti e alla sostenibilità, senza tralasciare la salubrità dell’ambiente di lavoro e la salute degli addetti.

Il mondo della lubrorefrigerazione si sta quindi dimostrando estremamente variegato e complesso, ma con un ruolo centrale nel processo produttivo. Proprio il riconoscimento di questa centralità sta interessando sia le realtà manifatturiere che i poli di ricerca: studi e approfondimenti stanno portando ad una continua evoluzione del concetto stesso di lubrorefrigerazione, e all’individuazione di nuove soluzioni o strategie, spesso altamente innovative.

Il punto di partenza: la tribologia

Raffreddare la zona di taglio, ridurre l’attrito e l’usura, ma anche le forze e l’energia in gioco, favorire l’evacuazione dei trucioli, proteggere la superficie lavorata dalla corrosione… sono solo alcune delle funzioni riconosciute alla lubrorefrigerazione.

In tutto ciò, la tribologia tende ad individuare ad individuare, come principale compito della lubrorefrigerazione, il contenimento dell’usura dell’utensile, un’usura causata dal contatto utensile-pezzo in lavorazione, che è continuo, con condizioni di temperatura e pressione proibitive. Perché? Perché gli studi hanno messo in evidenza come, durante la lavorazione, intervengono contemporaneamente due condizioni di attrito, una favorevole e una sfavorevole. La condizione favorevole riguarda l’attrito viscoso dovuto al fluire del truciolo sul petto dell’utensile con l’interposizione di film “oleoso”, lasciato dal fluido da taglio, che non deve rompersi a causa del carico, sia esso meccanico o termico: per assicurare l’integrità del film possono essere utilizzati additivi di untuosità.

La condizione sfavorevole, e comunque dannosa, riguarda l’attrito radente che si genera in corrispondenza dello spigolo del tagliente dell’utensile: la pressione dello spigolo sul pezzo in lavorazione permette l’asportazione di truciolo. Ed è l’attrito radente il principale responsabile dell’usura dell’utensile e che quindi deve essere ridotta il più possibile in modo da aumentare la vita dell’utensile e garantire la qualità della lavorazione.

 

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