Aziende ottimiste su ripresa post-Covid

Le aziende sono ottimiste, pronte a competere nel dopo Covid. È quanto emerge dal quarto Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato con il contributo di Credem, Edison e Michelin, secondo cui mentre i lavoratori vedono cupo l’orizzonte, l’87% delle imprese guarda con ottimismo alla ripresa dopo l’emergenza.

Gli stati d’animo
Voglia di fare (62,2%), speranza (33,7%) e coesione interna (30,1%) sono infatti gli stati d’animo prevalenti tra i responsabili aziendali intervistati dal Censis. Secondo il report, il post-pandemia sarà caratterizzato dalla corsa al recupero di fatturato e quote di mercato (76%) e dalla sfida della transizione digitale (36,2%).

Più preoccupati i lavoratori
Ai lavoratori invece il futuro spaventa. Sono 9,4 milioni quelli del settore privato preoccupati sul destino della propria occupazione, secondo il quarto Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale. In particolare c’è pessimismo fra gli operai: 3 su 4 si dicono preoccupati, secondo il rapporto, in cui si ricorda come, nonostante il blocco dei licenziamenti stabilito per decreto, nel 2020 non sono stati rinnovati 393.000 contratti a termine.

Smart working
Per 4 lavoratori su 10 il lavoro da casa genera nuove disuguaglianze e divisioni in azienda. Secondo la ricerca lo smart working è un fenomeno a due facce, apprezzato da chi lo pratica e temuto da chi non può permetterselo. Secondo il report, il 31,6% dei lavoratori ha sperimentato il lavoro da remoto: il 51,5% dei dirigenti, il 34,3% degli impiegati e il 12,3% degli operai. E sono contrastanti i giudizi espressi. Il 52,4% di chi pratica il lavoro a distanza lo apprezza e vorrebbe che restasse anche in futuro, invece il 64,4% di chi lavora in presenza lo teme. Per il 37% dei ‘lavoratori agili’ il proprio lavoro è rimasto lo stesso di prima, per il 35,5% è peggiorato e per il 27,5% è migliorato.

Il valore del welfare aziendale
Secondo il Rapporto Censis-Eudaimon, il valore economico potenziale del welfare aziendale ammonterebbe a 53 miliardi di euro, se fosse esteso a tutte le imprese del settore privato. Il beneficio per le aziende sarebbe pari a 34 miliardi, tra vantaggi fiscali e possibili incrementi di produttività. Per il singolo lavoratore, il beneficio sarebbe pari a quasi una mensilità in più all’anno, per un totale di 19 miliardi. Per l’87,2% delle aziende, è uno dei dati emersi dal report, il welfare aziendale sarà sempre più importante in futuro: per il 52% perché migliorerà la coesione interna di organici sempre più diversificati nelle modalità di lavoro, per il 35,2% perché renderà disponibili servizi di welfare utili e strumenti di formazione per trasferire nuove competenze ai lavoratori. Anche i lavoratori votano per aumentare il welfare aziendale: il 77,4% di loro vuole che nella propria azienda venga potenziato, laddove esiste già, o introdotto, se ancora non è stato attivato. Il dato sale all’83,1% tra i dirigenti, all’82,1% tra gli impiegati e scende al 61% tra gli operai.

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