Macchine e trattamenti termici S.I.B.: una coppia di qualità

Sandro Dorigo, presidente della Società Industriale Bagnolo S.I.B. S.r.l. (Bagnolo Cremasco, CR).

Nei casi in cui un’officina trovi conveniente mantenere al proprio interno tutte le fasi del ciclo di produzione, è possibile associare forni e impianti di trattamento alle macchine utensili.

Quando si parla di viti, bulloni, e componentistica comprendente raccordi, lamierini, alberi, ingranaggi e lame si fa in genere riferimento a un genere di manufatti metallici di piccola dimensione, prodotti in serie di medie e grandi dimensioni, che vengono realizzati mediante macchine utensili quali rullatrici, stampatrici a freddo, ricalcatrici e maschiatrici. Dopo le lavorazioni meccaniche, questo tipo di pezzi necessita normalmente di trattamenti termici di vario tipo, alcuni dei quali, oltre che necessari, anche obbligatori in conformità alle normative di riferimento. Stiamo parlando dei trattamenti di tempra, di cementazione, di ricottura, solo per citare i più comuni, cioè di trattamenti che servono, in genere, ad aumentare le caratteristiche meccaniche di resistenza e di durezza di pezzi come viti, bulloni, rondelle, lamierini e così via. I trattamenti termici in questione, chiaramente, variano a seconda delle applicazioni e dei materiali dei pezzi in lavorazione; richiedono cicli di riscaldamento e di raffreddamento anche molto spinti (le temperature possono raggiungere anche i 1.200°C) che vengono effettuati all’interno di forni e/o di impianti speciali. Tali lavorazioni vengono in genere svolte da realtà specializzate che possiedono all’interno dei propri stabilimenti impianti di varia natura e dimensione; in alcuni casi, tuttavia, queste possono essere svolte direttamente in prossimità delle macchine che eseguono le lavorazioni meccaniche, con il grande vantaggio di evitare il ricorso ad attività esterne e di mantenere all’interno della propria azienda l’intero ciclo di lavorazione.

Abbiamo deciso di approfondire il tema facendo la conoscenza di un’impresa che sviluppa, progetta e costruisce forni e sistemi per trattamento termico, e che, all’occorrenza, appunto, abbina tali impianti alle macchine utensili come quelle sopra descritte. È questa la Società Industriale Bagnolo S.I.B. S.r.l. (www.sib-bagnolo.it), casa fondata a Bagnolo Cremasco (CR) nel 1964 e che dal 1968 viene gestita dall’attuale presidente, Sandro Dorigo, e, da più di vent’anni, anche dai figli Giulio e Pamela.

Forno a pozzo per nitrurazione.

Il ciclo completo “in casa”

«La progettazione, la costruzione e la vendita di impianti per il trattamento termico – spiega Sandro Dorigoè da sempre il nostro core business. Noi realizziamo forni di taglia e capacità diverse, che possono essere statici oppure continui, cioè inseribili all’interno di linee automatizzate, o ancora speciali. I trattamenti realizzabili coi nostri forni sono moltissimi, ma i principali sono la tempra, la cementazione, il rinvenimento, la ricottura e la brasatura».

Per quel che riguarda il tema del trattamento in abbinamento alla macchina utensile, Dorigo osserva: «Ci capitano delle richieste sia da parte degli utilizzatori, che vogliono aggiungere il trattamento alla lavorazione in macchina, sia da parte dei costruttori di macchine utensili. Alcuni nostri clienti, infatti, sono sviluppatori e costruttori di rullatrici per bulloneria o stampatrici a freddo per la realizzazione di viti: il nostro lavoro è quello dell’integratore, aggiungendo alla macchina in questione il forno di trattamento termico richiesto, in modo che il tutto possa essere a disposizione del mercato e presentato come un “impianto completo” in grado di fornire viti e bulloni finiti, cioè già trattati termicamente».

Quali sono, secondo lei, le principali motivazioni che spingono verso tali richieste? «Per alcune imprese tale strategia riduce la possibilità di errori o di ritardi causati dai fornitori esterni; inoltre, semplifica e accorcia le attività di controllo qualità. Ecco perché molti costruttori di macchine utensili ritengono sia interessante di fornire ai propri clienti un impianto completo, composto da macchina e da forno di trattamento termico. Noi non realizziamo impianti galvanici, tuttavia possiamo dire che per lo stesso motivo, molto spesso, a tali sistemi vengono associate anche vasche per i trattamenti galvanici, rendendo il tutto ancora più completo e autonomo».

Ritiene che la tendenza di associare il trattamento termico alle macchine utensili sia in crescita? «Registriamo una flessione della domanda di questo tipo di soluzione, ma crediamo sia per lo più legata a fattori esterni, come l’emergenza sanitaria da covid19, che sta rallentando molti settori. Riteniamo tuttavia che sia un’applicazione dalle ottime potenzialità e che meriti l’interesse dei clienti».

Parliamo ora dei vostri impianti. Quali sono le principali richieste delle imprese che richiedono forni da associare alle macchine utensili? «Coloro che utilizzano forni come i nostri sono principalmente “consumatori di energia”. Mi spiego: stiamo parlando di impianti che devono portare il materiale a temperature molto elevate, anche fino a 1.200°C, ed è dunque naturale che la prima voce di costo e che tutti guardano è quella del dispendio energetico. Questa è la ragione per la quale i clienti chiedono a gran voce che i forni e gli impianti termici abbiano il massimo rendimento possibile, ed è su questo aspetto che noi concentriamo i maggiori sforzi».

In che modo rispondete a tale richiesta? «Noi utilizziamo materiali isolanti molto performanti che permettono di contenere al massimo la dispersione del calore, tant’è che fummo tra le prime aziende a utilizzare le fibre ceramiche, e da diversi anni solo quelle di tipo biologico, per aumentare il rendimento dei nostri forni. Oggi puntiamo su bruciatori a gas che da un lato inquinano il meno possibile e, dall’altro, permettono di limitare il dispendio di energia». Tra le prime in Italia, la società lombarda ha introdotto bruciatori di tipo “autorecuperativo” che consentono di riutilizzare parte del calore disperso in maniera molto spinta ed ottenere un alto rendimento energetico. Dorigo continua: «Noi progettiamo i nostri forni cercando non solo di ottimizzare il rendimento, ma anche di limitare, per quanto possibile, l’impatto ambientale. Per esempio, preferiamo di gran lunga la costruzione di forni elettrici anziché a gas, a meno di particolari esigenze del cliente. Inoltre, sui nostri impianti montiamo terminali di scarico dei fumi che permettono di ridurre al minimo l’emissione in atmosfera dei famosi NOx, cioè degli ossidi di azoto e delle loro miscele, che sono prodotti inquinanti da combustione. Utilizziamo sistemi altrettanto evoluti per lo scarico dei liquidi saturi nei bacini di raccolta delle acque, riducendo il più possibile l’impatto inquinante degli stessi. Non solo: utilizziamo i migliori materiali a disposizione sul mercato e la componentistica più avanzata dal punto di vista tecnologico proprio per garantire risultati ottimali dal punto di vista ecologico. Devo dire che i paesi più attenti a questi aspetti sono l’Austria e la Svizzera ma, da un po’ di tempo a questa parte, vi sono imprese anche in Italia che dimostrano maggiore attenzione ai temi “verdi”. In ogni caso, nel nostro settore la maggior parte dei clienti mira più che altro a limitare i consumi per un contenimento dei costi di produzione, mentre i temi ambientali sono ancora considerati secondari».

Sandro Dorigo conclude aprendo una finestra sul futuro: «Come avrà capito, noi siamo fissati con l’ecologia e cerchiamo ogni giorno nuove soluzioni per abbassare l’impatto ambientale dei nostri forni. Da un punto di vista strettamente pratico ritengo che un forte impulso all’efficienza e al rendimento degli impianti di trattamento termico lo abbia dato negli ultimi anni, il ricorso all’informatica, con l’utilizzo anche grazie al piano nazionale Industria 4.0 di software e di sistemi per la gestione della produzione, per la diagnostica e per teleassistenza da remoto. Tale tendenza non si è ancora arrestata, anzi, si stanno affacciando sul mercato sistemi informatici sempre più veloci ed evoluti che daranno un ulteriore impulso al settore».

Il valore aggiunto del “Metalcalore”

Oltre alla costruzione di impianti per il trattamento termico, S.I.B. è specializzata anche nella costruzione e nella vendita di parti di ricambio e di accessori per forni, nonché nell’attività che viene definita “Metalcalore”. Sandro Dorigo entra nel dettaglio: «“Metalcalore” è il nostro reparto di trattamento termico che svolgiamo per conto terzi, prevalentemente in ambiente di atmosfera controllata, soprattutto per la lavorazione in serie di minuterie metalliche tranciate e tornite». S.I.B. esegue trattamenti di tempra martensitica e rinvenimento (bonifica); di cementazione, carbonitrurazione e tempra; di ricottura normale e magnetica; di solubilizzazione e invecchiamento; di brasatura forte a forno; distensioni e rinvenimenti vari su materiali quali il ferro, l’acciaio al carbonio, basso-legati, da cementazione, inox, PH hardening ma anche sul rame e relative leghe, ottone, alluminio, titanio… Dorigo aggiunge: «I trattamenti, che eseguiamo con macchine in gran parte di nostra produzione, vengono svolti anche su viti e bulloni, raccordi, lamierini, alberi, ingranaggi e lame fino a 500-800 millimetri di lunghezza, con una capacità produttiva che può raggiungere i 500 kg all’ora». L’impresa traccia in maniera rigorosa ogni processo, dispone di software di controllo e di gestione aziendale avanzati, e si avvale di un laboratorio di controllo qualità per le misure di durezza Vickers, Rockwell, Brinell e per i test metallografici di verifica della struttura dei materiali.

L’ambito della costruzione forni in salute

La visita allo stabilimento di Bagnolo Cremasco ci ha permesso di fare il punto con Dorigo anche a proposito dell’attuale situazione di mercato che, com’è noto, è messa a dura prova a livello mondiale dall’emergenza sanitaria in corso dovuta alla pandemia. Il presidente puntualizza: «Noi costruiamo forni e impianti per il trattamento termico destinati a clienti sparsi in Italia e nel mondo. Siamo presenti in paesi come Messico, Venezuela e Brasile, ma anche in Cina, India, Medio Oriente, Nord Africa e, ovviamente, in tutta Europa. Abbiamo dunque una visione d’insieme molto ampia che ci permette di dire che l’attuale momento è particolarmente difficile, soprattutto nel settore dei trattamenti termici conto terzi legati al mondo dell’automotive, che è in affanno da molti mesi». Per quel che riguarda il settore della costruzione di forni e di impianti, invece, la situazione è più stabile: «Esistono molti ambiti applicativi che sono in salute e che richiedono minuterie e componenti vari trattati termicamente in maniera adeguata. Rimaniamo dunque assai fiduciosi per il futuro: quando l’emergenza sanitaria sarà terminata, siamo sicuri che molti progetti saranno ripresi con entusiasmo ancora maggiore rispetto al passato».

di Vittorio Pesce

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