Materie prime: il rally continua

In ossequio alle leggi del mercato la disponibilità globale di commodity decresce mentre aumentano i prezzi e si consolida il ruolo della Cina come player predominante e insaziabile consumatrice di rottame. Difficilmente, secondo gli osservatori, la tendenza potrà cambiare a medio-breve termine.

Il futuro del mercato delle materie prime

Con due recenti interviste comparse sui siti dell’agenzia di stampa AGI e di Huffington Post il direttore generale della società di consulenza finanziaria T-Commodity Gianclaudio Torlizzi ha fatto il punto sulla performance attuale e le dinamiche future del mercato delle materie prime. E nel primo caso in particolare ha sottolineato come sul settore si sia scatenata la classica “tempesta perfetta” cui hanno contribuito soprattutto due fattori. In primo luogo la chiusura di tanti impianti estrattivi a causa dell’emergenza sanitaria nel 2020. Poi, la ripresa marcata delle economie cinese e americana e il conseguente rilancio della domanda. Sommati, hanno dato vita a una situazione di shortage che secondo Torlizzi sta gettando le imprese «nel panico più assoluto» e sta generando un importante «rallentamento delle produzioni». Le cifre che ispirano i comprensibili timori del consulente sono d’altra parte inequivocabili. Rispetto al periodo precedente la pandemia il prezzo del rame è addirittura aumentato del 47%; quello dell’alluminio del 26% e del 51% quelli di nichel e zinco. Per l’industria italiana, stando alle stime di Confartigianato riportate da HuffPost, il pegno da pagare è pari a circa 19 miliardi di euro su base annua. E si tenga presente che secondo gli analisti di fastmarkets.com la richiesta di non-ferrosi potrebbe rafforzarsi ulteriormente e interessare soprattutto il rame: la previsione è di una crescita oltre il 6% l’anno per il prossimo quinquennio. Data la possibile carenza di materiale fra il 2021 e il 2022 è considerato altresì molto probabile un importante rally dei listini, che potrebbero anzi arrivare a segnare i loro massimi di tutti i tempi.

Occhio al rottame

Nel corso di alcuni eventi online tenutisi nelle ultime settimane anche il partner e chief analyst di siderweb Achille Fornasini ha parlato di una «tempesta perfetta caratterizzata dall’aumento esponenziale della richiesta in Cina, verificatosi poi con intensità diversa nel resto del mondo; e dalla contrazione dell’offerta, oltre che dalle difficoltà logistiche alle quali abbiamo assistito». L’acciaio è inevitabilmente nell’occhio del ciclone. Sempre in occasione di un webinar organizzato dalla community siderurgica il responsabile in capo di Metinvest Europe Robert Re ha ricordato l’exploit delle quotazioni del minerale di ferro sul mercato cinese. Oggi lo iron ore veleggia attorno ai 230 dollari la tonnellata contro la media di 90 dollari del periodo 2018-2020 e questo, ha detto Re, «fa pensare a tutto tranne che a una riduzione dei prezzi dell’acciaio». Questi ultimi, specie in riferimento al tondo per cemento armato, hanno registrato una escalation da 117 punti percentuali fra il novembre dello scorso anno e l’aprile del 2021 (la fonte è Il Sole 24 Ore). Hanno avuto un comportamento diverso, invece, i prodotti in acciaio lunghi e piani, analizzati ancora da Fornasini. «I primi», ha osservato il partner e chief analyst di siderweb «dopo i forti aumenti alla fine del 2020 si trovano in fase di assestamento, mentre i secondi hanno oltrepassato i valori record del 2008». Non è possibile a priori «escludere nuovi aumenti, anche se probabilmente la maggior parte degli incrementi delle quotazioni è già stato fatto». Ed è questo il motivo che ha spinto Achille Fornasini a pronosticare o auspicare delle successive flessioni la cui entità «potrebbe essere anche profonda».

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