Il Fondo Salvaguardia, una tutela per le imprese in difficoltà

Compartecipato da pubblico e privato, il fondo garantisce la continuità delle operazioni di business e protegge i livelli occupazionali.

Con il Decreto Rilancio del maggio 2020, il governo ha stanziato 300 milioni di euro destinati alla nascita del “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa”, con l’obiettivo di supportare il sistema economico e sociale italiano. Precisamente, l’articolo 43 del D.L. prevedeva “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”, mettendo a disposizione una provvista di 300 milioni di euro. Nel corso dell’anno, poi, il progetto è cresciuto sempre più e con la Legge di Bilancio 2021 (Legge 30 dicembre 2020, n. 178), sono state programmate risorse a lungo raggio. Sono infatti stati stanziati rifinanziamenti per 250 milioni di euro per il 2021, e di 100 milioni di euro per gli anni seguenti, fino al 2035.

Nel momento in cui è stato istituito il fondo si temeva per la sopravvivenza di molte imprese, con una contestuale forte riduzione dei livelli occupazionali in Italia. Invece, la vigorosa risposta governativa alla crisi innescata dalla pandemia ha favorito una buona ripresa. Grazie al progetto – che ha visto il coinvolgimento anche di privati nel ruolo co-investitori – è stato fatto molto per le aziende in difficoltà. Con la partnership che si instaura tra gli azionisti (o proprietari), il management e i gestori del fondo, viene dato un valore aggiunto al programma, condividendo totalmente il piano di ristrutturazione.

Vediamo, allora, come funziona il fondo e come potervi accedere

Come funziona?

Il fondo, che è gestito da Invitalia, opera attraverso l’acquisizione di partecipazioni nel capitale di rischio di imprese in difficoltà economico-finanziaria e, con l’apporto di liquidità, sostiene i programmi di risanamento. Si attiva attraverso la proposta, da parte dell’impresa richiedente, di un piano di ristrutturazione per garantire la continuità delle operazioni di business, con salvaguardia dei propri occupati. Il fondo finanzia, quindi, quei programmi che hanno, come obiettivo, la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa. Tuttavia, sono previste una serie di condizioni specifiche affinché l’investimento sia fattibile. In primis, la partecipazione diretta acquisita dal fondo dovrà essere di minoranza, e l’intervento complessivo per singola operazione non potrà essere superiore a 10 milioni di euro. Questa operazione di investimento può essere effettuata assieme a investitori privati indipendenti – che dovranno apportare almeno il 30% delle risorse previste – o assieme all’impresa proponente, che dovrà però garantire un contributo proprio al rifinanziamento (con una percentuale minima che varia a seconda della dimensione: 25% per le piccole imprese, 40% medie imprese e 50% grandi imprese). La partecipazione ha un “exit” a cinque anni, e le condizioni di uscita dovranno essere definite già nell’operazione di investimento. Tra l’altro, Invitalia può, in aggiunta al progetto, o anche in alternativa all’acquisizione della partecipazione nel capitale dell’impresa proponente, realizzare investimenti in quasi equity, attraverso strumenti finanziari il cui rendimento si basa principalmente sui profitti o sulle perdite dell’impresa destinataria – quindi non garantiti in caso di cattivo andamento del business.

Il “quasi equity” è un tipo di finanziamento che si colloca tra equity e debito: gli investimenti di tale tipologia possono essere strutturati come debito, non garantito e subordinato, compreso il “debito mezzanino”, e talvolta possono essere convertiti in equity o in capitale privilegiato (preferred equity). Invitalia, inoltre, può offrire prestiti obbligazionari, rilasciare garanzie, nei limiti della legislazione Ue, o infine combinare i vari strumenti sopraelencati, in favore dell’attività proponente.

 

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