Il contratto di sviluppo, la misura negoziale per le grandi imprese

Attivi da oltre dieci anni, i contratti di sviluppo sono strumenti d’incentivo per gli investimenti di grandi dimensioni nei settori dell’industria, del turismo e della tutela ambientale.

In seguito alla crisi pandemica, nello stallo generalizzato dell’economia italiana, anche i contratti di sviluppo hanno subito un freno molto forte, bloccando importanti investimenti programmati e dilazionando i tempi di realizzazione. Si è reso quindi necessario un intervento del Ministero dello Sviluppo Economico, che ha modificato la disciplina del 2008 e del 2014, accelerando e semplificando le relative procedure amministrative: con il decreto ministeriale del 13 novembre 2020, pubblicato in Gazzetta a metà febbraio 2021, il MiSE ha infatti dovuto rivedere tutta la normativa già in vigore. Sono state stabilite una serie di proroghe e sono stati allungati i tempi per il perfezionamento dei contratti. Inoltre, a fine maggio 2021, è stato pubblicato un nuovo decreto del MiSE, che stabilisce le modalità di utilizzo delle risorse assegnate ai “Contratti di Sviluppo e applicazione allo strumento delle previsioni del Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato, a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19”. Dunque, negli ultimi mesi l’attenzione si è focalizzata su questo strumento, forse poco pubblicizzato perché particolarmente impegnativo economicamente. Tuttavia, è sempre fondamentale conoscere gli incentivi offerti dal governo, in benefici e sovvenzioni, pur non possedendo i requisiti di partecipazione. I contratti di sviluppo, in particolare, afferiscono a un ambito di business oggettivamente grande che, potrebbe, comunque, coinvolgere indirettamente anche le Pmi, a latere. Vediamo, allora, cosa stabilisce la normativa, con le nuove tempistiche, alla luce dell’assetto post pandemico adottato dal substrato imprenditoriale italiano.

La genesi

Il contratto di sviluppo è stato introdotto nell’ordinamento italiano dal DL 112 del 2008 (“Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria”), con l’articolo 43 (“Semplificazione degli strumenti di attrazione degli investimenti e di sviluppo d’impresa“). La norma stabilisce che lo strumento normativo venga utilizzato per favorire l’attrazione degli investimenti e la realizzazione di progetti di sviluppo di impresa, rilevanti per il rafforzamento della struttura produttiva del paese, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno. Il MiSE ha poi stabilito i criteri, le condizioni e le modalità per la concessione di agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti privati, per la realizzazione di interventi ad essi complementari e funzionali. Ha individuato le attività, le iniziative, le categorie di imprese, il valore minimo degli investimenti e le spese ammissibili all’agevolazione, la misura e la natura finanziaria delle agevolazioni concedibili nei limiti consentiti dalla vigente normativa comunitaria, i criteri di valutazione dell’istanza di ammissione all’agevolazione. Ha inoltre affidato a Invitalia tutte le funzioni per la gestione del beneficio, dalla ricezione alla valutazione, per arrivare alle funzioni di approvazione della domanda e alla stipula del contratto, ma anche all’erogazione e al successivo controllo-monitoraggio. Tuttavia, è solo dal 2011 che il Dl diventa operativo, collocandosi tra i principali strumenti agevolativi per il sostegno di programmi di investimento produttivi strategici e innovativi di grandi dimensioni. Nel corso degli anni, poi, la normativa ha subito varie modifiche in modo da garantire una maggiore fruizione e procedure più snelle, facilitando l’accesso al tessuto produttivo nazionale.

 

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