PNRR, ghiotte opportunità per le Pmi

Innovazione, competitività, digitalizzazione: sono i tre pilastri del nuovo made in Italy ridisegnato dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. Vediamo come, con particolare attenzione alle Pmi manifatturiere.

Nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza sono diversi gli aspetti che riguardano le piccole e medie imprese, con interessanti opportunità di finanziamenti e incentivi.

Digitalizzazione, innovazione, competitività

Concentriamoci oggi sulla Componente 2 della Missione 1, recante “Digitalizzazione, innovazione e competitività”, che ha l’obiettivo di rafforzare la competitività del sistema produttivo rafforzandone il tasso di digitalizzazione, innovazione tecnologica e internazionalizzazione, attraverso una serie di interventi tra loro complementari. In primo luogo, rafforzando la politica di incentivazione fiscale già in corso (studiata per colmare il gap di “digital intensity” specie nella manifattura e nelle Pmi), che ha avuto effetti positivi sia sulla digitalizzazione delle imprese, sia sull’occupazione.

Nuovo impulso alle imprese

Il nuovo piano per la Transizione 4.0 fornisce nuovo impulso alla transizione digitale delle imprese e al tasso d’innovazione del tessuto industriale e imprenditoriale del paese. Inoltre, sono introdotte misure specifiche a sostegno di settori ad alto contenuto tecnologico e fortemente allineati alle priorità europee. Il tutto accompagnato dallo sviluppo di un’infrastruttura di reti fisse e mobili ad altissima capacità. Ma soprattutto sono programmati interventi a sostegno delle piccole e medie imprese, elemento fondante del tessuto produttivo italiano e motore propulsivo del sistema Italia.

Le novità rispetto a Transizione 4.0

Il piano costituisce un’evoluzione del precedente programma Industria 4.0, rispetto al quale è caratterizzato da tre principali differenze: l’ampliamento (già in essere a partire dal 2020) dell’ambito di imprese potenzialmente beneficiarie, grazie alla sostituzione dell’iperammortamento (che per sua natura costituisce un beneficio per le sole imprese con base imponibile positiva) con appositi crediti fiscali di entità variabile a seconda dell’ammontare dell’investimento, ma comunque compensabili con altri debiti fiscali e contributivi; il riconoscimento del credito non più su un orizzonte annuale, osservando gli investimenti effettuati in tutto il biennio 2021-2022; l’estensione degli investimenti immateriali agevolabili e l’aumento delle percentuali di credito e dell’ammontare massimo di investimenti incentivati.

 

La misura nel dettaglio

Nel dettaglio la misura consiste nel riconoscimento di tre tipologie di crediti di imposta alle imprese che investono in: a) beni capitali; b) ricerca, sviluppo e innovazione; c) attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze.

La prima tipologia di crediti è riconosciuta per l’investimento in tre tipi di beni capitali: i beni materiali e immateriali direttamente connessi alla trasformazione digitale dei processi produttivi, nonché i beni immateriali di natura diversa, ma strumentali all’attività dell’impresa.. I target principali sono espressi in termini di numero delle imprese che utilizzeranno il credito ed effettueranno i correlati investimenti. Più precisamente, si prevede che, nell’arco del triennio 2020-2022, il credito di imposta per beni materiali e immateriali 4.0 sia utilizzato mediamente da poco meno di 15 mila imprese ogni anno e che quello per ricerca, sviluppo e innovazione sia richiesto mediamente da circa 10 mila attività (sempre annualmente) .

Riqualificazione manageriale per Pmi

Per quanto riguarda la formazione alla digitalizzazione, oltre agli interventi di credito di imposta descritti saranno predisposte ulteriori misure. Da un lato, per incentivare la crescita di competenze gestionali, verrà elaborato e sperimentato un modello di riqualificazione manageriale, focalizzato sulle Pmi. Dall’altro, nell’ottica dell’upskilling digitale come strumento di formazione continua per i lavoratori in cassa integrazione, verranno sperimentati programmi di training ad hoc, di cui usufruire appunto con flessibilità nei periodi di cassa integrazione, incentivati tramite il taglio (temporaneo) del cuneo fiscale sia per l’impresa che per il lavoratore.

Internazionalizzazione piccole e medie imprese

Interessante anche l’Intervento 5, che si pone l’obiettivo di sostenere l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, agendo sui servizi offerti dal fondo introdotto con la legge 394/81 e gestito da Simest che eroga contributi e prestiti agevolati a imprese italiane operanti sui mercati esteri. Le risorse finanziarie saranno dirette a investimenti a sostegno delle Pmi italiane per favorirne lo sviluppo della competitività, in termini di innovazione e sostenibilità. L’obiettivo viene realizzato attraverso un ampliamento delle risorse finanziarie disponibili per il fondo. Il sostegno alle Pmi includerà anche un focus dedicato alle filiere produttive, per fornire un supporto finanziario agli investimenti attraverso lo strumento dei contratti di sviluppo.

di Simone Finotti

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