Automazione, uno stampista racconta

Centro di fresatura a 5 assi con impianto di automazione a 7

La CP Stampi S.r.l. di Montichiari (BS) è impresa con esperienza quarantennale nella costruzione di stampi di elevati contenuti tecnologici per materie plastiche. A Paolo Panigara, contitolare assieme a Ciro Beretta dell’azienda bresciana, abbiamo chiesto di illustrarci il suo punto di vista rispetto all’automazione nelle attrezzerie. «La nostra azienda costruisce stampi di medie e piccole dimensioni, che sono quindi dotati di pezzi altrettanto piccoli e che vengono realizzati mediante asportazione di truciolo in tempi rapidi. – ha risposto. – Per cui, la nostra esigenza è stata da sempre quella di aumentare la capacità produttiva, quindi di realizzare il maggior numero di stampi, ai fini di impegnare il più possibile i macchinari. 

Isola robotizzata per la gestione della fresatura (acciaio/rame) e dell’elettroerosione a tuffo

Ecco perché il nostro approccio all’automazione parte da lontano; più precisamente, ebbe inizio nel 2007, allorché sviluppammo una sorta di banchina dotata di più mandrini per la fresatura degli elettrodi senza presidio». Successivamente, l’azienda installò all’interno del proprio stabilimento un magazzino dotato di un robot cartesiano condiviso da due macchine utensili, una di fresatura e una di elettroerosione. «Si trattava – riprende Panigara – di un sistema piuttosto semplice, che tuttavia dava buoni risultati perché riusciva a far lavorare fino a 9 pallet e 20 elettrodi in sequenza. Riuscivamo a tal punto a ottimizzare il lavoro sulla macchina d’elettroerosione che decidemmo di sbarazzarci delle altre elettroerosioni, divenute inutili. Insomma, col tempo ci convincemmo che l’azienda, poteva crescere e aumentare il numero di clienti orientandosi verso l’automazione e cambiando il ruolo degli operatori da tradizionali fresatori a programmatori». CP Stampi, successivamente, installò un’isola con tre macchine già presenti in azienda e un robot antropomorfo e magazzino utensili esterno: «Tale sistema, benché non velocissimo a causa del cambio utensili esterno comune, era in grado di lavorare in “non presidiato”; tale soluzione ci permise di aumentare notevolmente la nostra capacità di sgrossatura e foratura senza ricorrere a macchine nuove costosissime», precisa Panigara.

Paolo Panigara e Ciro Beretta, titolari della CP Stampi S.r.l. di Montichiari (BS)

Fu infine acquistato, più di recente, un centro di lavoro nuovo, con magazzino da 160 utensili e 7 pallet in grado di essere autonomo e innalzare ulteriormente la capacità produttiva dell’azienda bresciana: «Queste sono state le evoluzioni che nel corso degli anni ci hanno permesso di raggiungere un buon livello automazione. Seguiranno altre implementazioni perché la strada è lunga e ci sarà sempre spazio per ulteriori miglioramenti. Per esempio, a breve metteremo a punto una soluzione per superare i limiti del cambio utensile presente nella nostra isola robotizzata a tre macchine». Ovviamente, non basta investire in talune forme di innovazione: occorre guardare all’azienda nel suo complesso e ipotizzare, se possibile, interventi con un senso logico comune. «Ecco perché continua Paolo Panigara in CP Stampi, oltre alle automazioni sopra descritte, introdotte nell’arco di una decida d’anni, abbiamo ultimamene investitoin un sistema gestionale unico in grado di coordinare nell’insieme la nostra capacità produttiva. In questo modo riusciamo a essere competitivi e a gestire picchi improvvisi di lavoro».

Paolo Panigara conclude con una riflessione di carattere generale: «Il mestiere dello stampista è sempre più complesso. Gli imprenditori devono fronteggiare una concorrenza agguerrita di un mercato ormai globale, affrontare crisi geopolitiche, aumenti di prezzo delle materie prime, pandemie, ecc., e l’automazione è certamente un’arma in più che permette di vincere molte battaglie. A mio avviso, tuttavia, non è standardizzabile come approccio; occorre sempre soppesare i pro e i contro che potrebbero rendere vano anzi controproducente un investimento non cucito ad hoc sull’impresa».

Intervista a cura di Vittorio Pesce