Da costo a bene prezioso

Qual è la più grande risorsa di un’attività produttiva? Oggi sembra proprio che siano i collaboratori. E c’è di più: il collaboratore soddisfatto può incrementare considerevolmente la produttività aziendale.

Questa rubrica, “Qualità e Passione”, è stata un viaggio lungo un anno dove, fra testimonianze e approfondimenti, si è guardato a tutto ciò che “gravita” attorno all’azienda manifatturiera, senza entrare nel merito di temi tecnici che, seppur importanti, oggi vanno visti in un’ottica più ampia. Professionalità, riconoscimento del merito, passione, che, uniti a competenza e capacità manageriali, sono (o dovrebbero essere) gli ingredienti alla base del successo dell’officina del terzo millennio. In fondo si tratta di un impegno reciproco fra impresa e collaboratore, un impegno non scritto, non vincolante in senso stretto, ma non per questo meno importante. “Abbi cura dei tuoi dipendenti perché loro si prenderanno cura della tua azienda“, è quanto ha affermato Richard Branson, fondatore di Virgin Group, e proprio questo implica quell’impegno reciproco che porterà, oltre che a un clima sereno sul lavoro, alla crescita del business. Una visione illuminata, di cui anche in Italia si hanno diversi esempi, sottolinea come lo stereotipo del dipendente visto come un numero, una mera forza lavoro, un costo da ridurre, non abbia più ragion d’essere, soprattutto in ambito tecnico, dove si registra da anni una carenza cronica di figure professionali adeguate. E allora?

Non solo parole…

Va ricordato come la professionalità sia un valore, un valore che si acquisisce, che, spesso con fatica, va coltivato e che cresce nel tempo. È un valore, talvolta scomodo, che nasce dalla passione per ciò che si sta facendo e ne innalza la qualità. La professionalità non si acquisisce una tantum, ma va sempre rivista, perché esprime la capacità di adattarsi all’evoluzione: è un motore che spinge a fare il proprio lavoro con competenza ed efficacia, adattandosi ai cambiamenti, ma con cura “degli altri”. Proprio “gli altri” sono il nocciolo dell’essere professionale. Infatti il comportamento è un fattore chiave perché c’è sempre una relazione sia interpersonale che con la comunità in cui si vive: proprio per questo comunità significa anche responsabilità sia verso le persone sia verso l’ambiente. E non va dimenticato come la vera professionalità non emerge quando va tutto bene, ma quando ci sono problemi, come i tempi recenti hanno purtroppo dimostrato. La professionalità è un merito che deve essere riconosciuto: nel mondo dell’impresa la meritocrazia significa misurare e riconoscere i risultati ottenuti. E per farlo, sembra ovvio, ma non sempre è così, è necessario anzitutto assegnare a tutti obiettivi in linea con la strategia aziendale, che siano chiari, realistici e misurabili. Un sistema meritocratico dovrebbe essere più giusto e più produttivo di altri, perché basato su dati oggettivi, ponendo fine a discriminazioni fondate su criteri soggettivi, e quindi arbitrari, come per esempio il sesso o la razza. La teoria vorrebbe quindi che le “persone giuste”, cioè più competenti, più professionali, fossero al posto giusto e questo, ancora una volta, si sta dimostrando tanto più importante e necessario nella recente storia dell’umanità, sconvolta a tutti i livelli, dal sociale all’economico. Ma nel mondo dell’impresa “meritocrazia” significa misurare e riconoscere i risultati ottenuti, ed è difficile che ci sia crescita se non c’è una valutazione del merito. E poi non può mancare la passione, un sentimento forte e intenso, che lascia intravedere una forte inclinazione, un vivissimo interesse proiettato su una certa attività. La passione, molto spesso, è contagiosa perché, supportata dall’entusiasmo, è un sentimento che coinvolge. Infatti l’ambito manifatturiero italiano è ricco di realtà che lavorano con passione, una passione che, non di rado, porta a eccellenze, nonostante le congiunture che, a partire dalla crisi del 2008, non è detto siano favorevoli. Nelle mille difficoltà che il mondo manifatturiero deve quotidianamente affrontare, certamente la passione non è la “panacea di tutti i mali”, ma è di grande aiuto perché, intrecciata con l’esperienza, consente di affrontare le sfide quotidiane, traducendo proprio quell’intreccio di passione ed esperienza nella qualità dei servizi e dei prodotti.