La meccanica italiana verso le sfide sostenibili

Il progressivo ampliamento della digitalizzazione e la transizione green, due temi centrali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), saranno i driver dello sviluppo industriale dei prossimi anni.

«L’Italia ha avviato un percorso di ripresa dalla crisi epidemiologica con l’obiettivo di restituire un sistema paese e industriale profondamente trasformati. Innovazione, digitalizzazione, rivoluzione verde e transizione ecologica sono le direttrici su cui dovranno essere declinati gli obiettivi di trasformazione dell’Italia per un nuovo ecosistema industriale». Partendo da questi principi ANIMA ha definito la visione per il 2022 che è stata illustrata nel corso di un evento in cui è stato presentato il “Manifesto della Meccanica” redatto dall’associazione che si focalizza su due temi chiave del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): la digitalizzazione e la transizione energetica.

Digitalizzazione e competitività

Le proposte di ANIMA per rendere il comparto industriale più digitale sono state descritte dal suo presidente, Marco Nocivelli, il quale ha posto l’attenzione su due punti chiave: «Occorre stabilizzare le misure del Piano Transizione 4.0, per rafforzare il processo di trasformazione digitale delle imprese attraverso l’integrazione di tecnologie 4.0 nei processi produttivi. Inoltre, le imprese, specialmente le Pmi, vanno accompagnate nell’identificazione e nello sviluppo di investimenti in tecnologie digitali, nella realizzazione di progetti di ricerca e innovazione, anche di filiera, e nella riqualificazione delle conoscenze. In questa trasformazione sarà fondamentale supportare l’internazionalizzazione dell’industria manifatturiera, ampliando le opportunità a disposizione delle imprese italiane». Come si legge nel documento la trasformazione digitale rappresenta una grande occasione per aumentare la produttività, l’innovazione, le competenze e l’occupazione, creando le condizioni per un miglioramento della competitività delle filiere industriali, e agevolando l’internazionalizzazione. Questa sfida dovrà determinare un nuovo ecosistema industriale, caratterizzato da un continuo investimento e aggiornamento tecnologico nei processi produttivi e delle infrastrutture nel loro complesso, da quelle energetiche a quelle dei trasporti, e dalla loro interazione. L’impegno in questa direzione si dovrebbe concentrare su alcune aree strategiche a partire dal sistema elettrico: servirebbero investimenti per potenziare la capacità, l’affidabilità e la sicurezza della rete, modulando i parametri di rimborso della capacità in modo da incentivare l’approvvigionamento di componenti e materiali dalla filiera produttiva italiana ed europea. Un altro elemento chiave è il rafforzamento degli interventi previsti per riqualificare le infrastrutture stradali, prevedendo la definizione di una rete nazionale di itinerari abilitati ai veicoli eccezionali e ai trasporti in condizioni di eccezionalità. Anche la rete idrica necessita di un piano strategico di investimenti per efficientare e digitalizzare il sistema di distribuzione dell’acqua, riducendo le perdite. Il “Manifesto della Meccanica” si focalizza poi sulla valorizzazione del made in Italy nel settore delle opere pubbliche, rafforzando le indicazioni sull’origine delle forniture, in modo da stimolare il mercato interno, promuovendo le eccellenze tecnologiche e i servizi originari dall’Unione europea o da paesi con i quali vige un regime di reciprocità doganale con l’Unione. Infine, si legge nel documento di ANIMA, occorrerebbe sostenere lo sviluppo di una filiera tecnologica nazionale dell’idrogeno, supportando l’industria per la produzione su larga scala di tecnologie funzionali alla generazione, al trasporto, alla distribuzione e all’impiego negli usi finali di questa fonte alternativa, in tutti i possibili ambiti di utilizzo.

Rivoluzione verde e transizione ecologica

L’altro tema centrale del “Manifesto della Meccanica” è la rivoluzione verde: la transizione verde dovrà essere alla base del modello di sviluppo italiano ed europeo delineato dal Green Deal, e rappresenta un nuovo elemento di sviluppo e competitività per il sistema produttivo nazionale. Le proposte di ANIMA per un’industria più green riguardano l’estensione e la razionalizzazione degli strumenti di incentivazione dedicati alla riqualificazione energetica degli edifici a uso abitativo, per rendere strutturale lo strumento della cessione del credito e valorizzare le tecnologie che integrano vettore energetico rinnovabile e uso razionale dell’energia. «Occorre promuovere gli investimenti per accelerare la transizione ecologica del tessuto produttivo italiano, stimolando l’impiego di macchine e impianti che favoriscano l’efficientamento dei processi produttivi e ottimizzare l’utilizzo delle materie prime e ridurre la generazione di rifiuti – ha spiegato Nocivelli -. Oltre a favorire la decarbonizzazione dei settori manifatturieri caratterizzati da elevati consumi di energia termica, attraverso la promozione di processi che impieghino gas rinnovabili e idrogeno in alternativa, o in miscelazione, alle fonti fossili». Per limitare l’impatto ambientale, ANIMA propone di promuovere la diffusione di tecnologie per ridurre le emissioni di gas clima-alteranti nel comparto industriale e commerciale e lo sviluppo di refrigeranti a basso impatto che, nell’ottica del raggiungimento di una neutralità climatica, possano consentire nel breve-medio periodo la transizione dai sistemi più inquinanti. Infine, sul fronte dell’economia circolare il documento evidenzia l’importanza di favorire gli investimenti per accelerare la transizione dei processi produttivi, per aumentare l’efficienza nell’uso delle materie prime e nella riduzione e valorizzazione degli scarti di lavorazione. Oltre a puntare sul riciclo e riutilizzo dei rifiuti e degli scarti di produzione, sviluppando sistemi di incentivazione per l’utilizzo di materiali derivanti dalle filiere del riciclo e da collaborazioni di simbiosi industriale.

di Simonetta Stella