Posti di lavoro, manifattura in testa

L’INPS ha recentemente pubblicato l’Osservatorio delle politiche occupazionali e del lavoro con i dati relativi al 2020.

La serie storica riportata nell’Osservatorio, che copre il periodo dal 2016 al 2020, mostra come nel 2020, a causa dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia, si è avuto un rallentamento dell’occupazione e delle dinamiche legate anche al mercato del lavoro. Diciamo subito, però, che per ciò che riguarda il versante occupazione, regge molto bene il settore manifattura: il comparto “Attività manifatturiere”, di cui fanno parte il 15,34% delle aziende, è stabilmente quello che fornisce il maggior numero di posti di lavoro, con ben il 26,1%. Vale a dire oltre un quarto del bacino occupazionale complessivo.

Per affrontare l’emergenza sono state introdotte nuove agevolazioni contributive che hanno riguardato in particolare le imprese del settore privato. La più rilevante è Decontribuzione Sud, concessa a partire da ottobre 2020, che prevede un’incentivo per l’occupazione in aree svantaggiate del paese.

Nel periodo osservato si registra una diminuzione del numero medio di lavoratori che beneficiano degli aiuti all’occupazione a tempo indeterminato e si riscontra la generale diminuzione del numero medio di beneficiari per le diverse agevolazioni.

Gender gap

Nel 2020, escludendo la Decontribuzione Sud, si può osservare che circa il 50% degli interventi messi in atto per incentivare l’assunzione è rappresentato dall’apprendistato e il 38% dai contratti a tempo indeterminato. Entrando più nello specifico, nello stesso anno è confermata la predominanza della componente maschile dei beneficiari di politiche attive in quasi tutte le tipologie di intervento, ad eccezione delle agevolazioni per ultracinquantenni e donne e delle iniziative per le assunzioni in sostituzione di lavoratori in astensione obbligatoria o facoltativa, per le quali è maggioritaria la componente femminile.