Lo stampista circolare

Si parla ormai spesso di economia circolare e delle opportunità che un approccio alla produzione rispettoso dell’ambiente può creare. A questo tema, strategico e imprescindibile è certamente interessato anche il settore della costruzione di stampi. Ne è convinta la neopresidente di UCISAP e amministratrice delegata della vicentina Dioma, Cristina De Rosso. «Uno dei grandi temi dell’economia circolare e fra i più gravi problemi del nostro secolo», ha detto De Rosso «è quello della gestione dei rifiuti. Da questo punto di vista l’ideale sarebbe un sistema produttivo che contempli il solo uso di materiali di tipo biologico e pertanto prodotti reintegrabili nell’ecosistema a fine-vita senza che generino scarti o rifiuti. Oppure, materiali di tipo tecnico e cioè suscettibili di essere sottoposti a processi di riciclo e riutilizzo che diano modo di tramutarli, una volta giunti al termine del ciclo di vita, in materia prima secondaria». Promuovere la rigenerazione dei materiali e la relativa ricerca è di conseguenza fondamentale, per De Rosso, anche perché «i costi delle materie prime secondarie sono nettamente inferiori di quelli delle materie prime vergini, oggi sempre più difficili da reperire». Conta, indubbiamente, anche l’atteggiamento dei singoli imprenditori. «Le aziende dovrebbero essere strutturate con un occhio di riguardo per gli impatti ambientali», ha proseguito la presidente, «e la riduzione dell’inquinamento adottando comportamenti virtuosi e processi produttivi ispirati ai dettami dell’economia circolare. Questo consentirebbe di realizzare beni di gran lunga più duraturi e pensati per essere riutilizzati generando a cascata risparmi importanti sul fronte degli acquisti. Il limite di noi stampisti risiede nel nostro essere dei puri subfornitori, per la stragrande maggioranza privi di prodotti finiti in proprio». Si tratta però di un ostacolo che, almeno in parte, può essere affrontato con alcuni accorgimenti.

La politica dei piccoli passi

Una goccia può scavare la pietra, come ha esemplificato Cristina De Rosso, e allora anche partire dalle attività in apparenza più semplici e banali può avere un suo peso. E una delle gocce coincide con l’attenzione alla raccolta differenziat

Cristina De Rosso, neopresidente di UCISAP e amministratrice delegata della vicentina Dioma

a dei rifiuti negli stabilimenti. La CEO di Dioma ha parlato per esperienza diretta. «L’inizio è difficoltoso», ha ammesso, «ma i risultati non tardano ad arrivare. Per esempio, nella mia azienda, Dioma Srl, ormai da qualche anno differenziamo la raccolta anche in fabbrica separando opportunamente i vari materiali da destinare al recupero, anche tra gli scarti di produzione. E più facile sistemarli nei container e farli trasferire senza differenziarli, certo, ma per una questione di etica ambientale e di sostenibilità credo che tutti dovremmo diversificare e avviare a recupero tutto quel che può esser recuperato. Magari per imprese come la nostra, dove si producono articoli per l’automotive, non è possibile ricorrere a materiali di seconda scelta, ma i nostri scarti produttivi possono diventare materia di seconda scelta per altre attività manifatturiere». È in gioco un mutamento culturale che imporrebbe a tutti l’abbandono «delle zone di comfort per abbracciare stili di vita rispettosi dell’ambiente e trasferirli alle realtà produttive». Se però tuttora sembrano a De Rosso carenti «la consapevolezza e la giusta mentalità» non possono d’altronde essere trascurati alcuni limiti di natura diversa. «L’attuale sistema economico è ancora fortemente orientato alla domanda dell’economia lineare e non ancora pronto a trattare con gli imprenditori dell’economia circolare; e d’altra parte non tutto ciò che non è riciclabile è, per questo, da abolire. Oggi il costo del recupero resta spesso superiore al valore dei materiali recuperati e sovente il riciclo non risulta conveniente né per le aziende né per i consumatori, che acquisterebbero prodotti dal valore reale inferiore al loro prezzo di mercato. L’economia circolare è un obiettivo che può essere colto solo con il concorso di molti, anche se ogni piccola nostra azione si rivela basilare per la riuscita del progetto. Nella maggior parte dei casi, per partire sono necessari budget iniziali ingenti e ancora in pochi sono disposti a investire in un cambiamento a lungo termine che non garantisce un riscontro economico immediato. Sotto questo aspetto non si può non osservare che in Italia il tema degli incentivi per la sostenibilità a favore delle imprese è un tasto davvero dolente».

Modelli validi per un passaggio complicato

UCISAP è, nelle parole della presidente, «pienamente favorevole ad approfondire e promuovere la tematica anche attraverso incontri formativi on e off-line fra imprenditori e associati», alla luce del fatto che la stessa transizione energetica è un grande, quanto inevitabile, «passaggio epocale». Allora, via libera a «macchinari elettrici e a impianti fotovoltaici». Non sempre «è facile per le piccole aziende come le nostre riconvertirsi velocemente» ma si può senz’altro «iniziare con l’acquisto di nuove macchine che rispondano a requisiti green», sperando in qualche incentivo. De Rosso ha ben presenti le iniziative di alcuni big che possono diventare un modello, fatte le debite proporzioni, anche per i terzisti della galassia degli stampi. La partnership grazie alla quale Barilla e Favini hanno dato vita alla carta-crusca, riutilizzando un materiale di scarto (la crusca, appunto) dei pastifici. Oppure Lavazza che con Novamont e il Politecnico di Torino ha sviluppato una cialda organica e indirizzato i fondi di caffè alla coltivazione dei funghi. Nell’abbigliamento e negli arredi H&M e Ikea rigenerano mobili e abiti usati per creare pezzi originali; e non mancano le fonti di ispirazione anche nell’industria pesante. «In ambito tecnico», ha concluso De Rosso, «il Gruppo Wolkswagen, nel contesto di un suo percorso verso la completa decarbonizzazione dell’azienda, sta portando avanti un progetto con cui punta a garantire una elevata sostenibilità al ciclo vitale delle batterie auto. Purtroppo, mi ripeto, noi costruttori di stampi siamo anche in maggioranza piccoli terzisti e i nostri margini d’azione sono giocoforza abbastanza ridotti. Possiamo però ripensare la nostra organizzazione aziendale in modo tale da giocare una parte attiva nell’economia circolare».