Anisotropia: quando la laminazione ha un senso

Emiliano Corrieri

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Le rilavorazioni e gli sprechi di tempo causati dall’anisotropia comportano non pochi problemi alle aziende. Per poterli limitare esistono numerose strategie che è possibile mettere in atto valutando volta per volta la specificità di ogni articolo, ogni produzione e ogni condizione.

Capita spesso nelle aziende che ogni singolo anello della filiera non ragioni esattamente come facente parte di un’unica solida catena ma, piuttosto, come se fosse un piccolo compartimento stagno. Ognuno, inconsapevolmente e generalmente in buona fede, cerca il massimo risultato legato strettamente alla sua mansione senza mai fare “un passo di lato” per osservare il flusso di lavoro nella sua interezza.

Molte variabili e altrettante problematiche sono specifiche di una certa lavorazione e, anche se non si manifestano nei passaggi precedenti, non è detto che non le si possa risolvere a monte. Immaginiamo, ad esempio, una PMI di lavorazione lamiera dove, a dispetto della vicinanza tra i reparti, il commerciale acquista la materia prima al minor costo possibile raggiungendo, di fatto, il proprio risultato prefissato: il risparmio.

E arriva la volta dell’ufficio tecnico che, manco a dirlo, deve correre. Sovente mandando in taglio gli articoli del cliente senza i dovuti accorgimenti per sistemarne la fattibilità.

Si continua con l’addetto al CAM il quale ha come unico obbiettivo il massimo sfruttamento della lastra fino a ottenere degli sfridi come le ragnatele…

Ed ecco che… arriva la piegatura, così semplice all’aspetto e così ricca di insidie e complessa da standardizzare.

Esistono in piegatura diversi fattori di variabilità che non emergono nemmeno lontanamente nei passaggi precedenti.

Eppure molti di essi, se non proprio completamente risolti, possono essere tranquillamente ridotti attraverso una maggiore consapevolezza e ponendosi le giuste domande.

Emiliano Corrieri

 

 

 

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