Alta pressione e dintorni

Cosa vuol dire lavorare in alta pressione? Quali sono i fattori d’influenza? E’ per tutti?

Efficienza: una via obbligata per i moderni processi produttivi. Efficienza significa produttività e qualità, con tutti i risvolti relativi: affidabilità del fornitore, competitività, marginalità, solo per citarne alcuni. Non a caso tutte le tecniche di gestione della produzione, a partire dalla lean, hanno come focus proprio la valutazione e il raggiungimento della massima efficienza. E la tecnologia meccanica? Certamente non è statica ma, grazie ai continui studi, determina l’evoluzione delle macchine utensili, degli utensili, dei vari device che concorrono al processo produttivo, in modo da arrivare a garantire il grado di efficienza richiesto. In questo scenario, è nata e si sta diffondendo la cultura dell’alta pressione, cioè di lavorazioni con pressioni del fluido da taglio superiori a 20 bar, per processi ad alte prestazioni, anche nel caso di materiali di difficile taglio. La questione però è che le lavorazioni in alta pressione richiedono strumenti e competenze adeguati, partendo dalla macchina utensile e dagli utensili, per arrivare ai device, lavorando secondo l’ormai diffusa logica sinergica.

Al cuore della questione

Dunque: l’alta pressione, se correttamente applicata, è in grado di soddisfare le esigenze delle moderne realtà produttive, rispondendo al concetto imprescindibile di efficienza. Bene: allora l’alta pressione risolve i problemi di efficienza! Magari fosse così semplice: il nocciolo della questione è racchiuso nel “se correttamente applicata”. Infatti, operare in alta pressione richiede un cambio culturale, perché la moderna realtà manifatturiera, se vuole stare al passo coi tempi, deve capirla a fondo e abbracciarla, sviluppando competenze in grado di gestire opportunamente strumenti evoluti, macchina utensile, utensili e fluido in primis. Il “se correttamente applicata” significa rendersi conto delle potenzialità e, di conseguenza, come sfruttarle al meglio. È evidente che, se non si rispettano le regole del gioco, il rischio non è quello di non migliorare in efficienza: il vero rischio è quello di cadere nell’inefficienza, per esempio a causa di un aumento delle rilavorazioni o degli scarti per pezzi non conformi.