Economia circolare: la nuova Strategia Nazionale

Con la realizzazione della Riforma 1.1 (M2C1M1) del PNRR vengono individuati obiettivi, azioni e strumenti per traslare verso il paradigma dell’economia circolare.

Gli eventi dell’ultimo biennio, tra la crisi pandemica e quella energetica post bellica, ci hanno insegnato principalmente due cose.

L’emergenza sanitaria ha evidenziato l’importanza di investimenti in settori economici e infrastrutture che possano avere un impatto positivo diretto sulla salute umana e sull’ambiente.

Il conflitto russo ucraino – con le conseguenze per i rifornimenti – ci ha invece chiaramente mostrato quanto sia urgente ridurre la dipendenza dall’importazione di materie prime, modificando gli attuali modelli di produzione e consumo. Pertanto, torna prepotentemente la necessità di rivedere un concetto trascurato, presi da altre problematiche più recenti: abbiamo dimenticato quanto siano importanti le politiche di produzione sostenibile, le progettazioni ecologiche e i processi di economia circolare.

Da anni l’Unione europea sta evidenziando la necessità di prevenire e gestire la questione dei rifiuti, materia dalle grandi potenzialità sia in un’ottica occupazionale che imprenditoriale – oltre che ambientale, con un risparmio di emissioni di gas serra pari al 45%. È ormai chiaro che la transizione verso il paradigma dell’economia circolare – che non risulta semplice e necessita di tempi medio lunghi – può solo migliorare la questione climatica, riducendo il consumo di risorse non rinnovabili come le materie prime, e aumentando l’efficienza e la salubrità dei processi produttivi.

Con diversi piani d’azione, l’UE spinge verso un’economia più circolare a livello globale, certa che una tale condizione riuscirà a sviluppare nuove opportunità commerciali per le imprese verdi europee. Ma noi, in Italia, a che punto siamo?

Genesi e macro obiettivi della Strategia

La Strategia Nazionale per l’Economia Circolare aggiorna e integra un documento del 2017, “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”, pubblicato dal Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico.

Il lavoro di 5 anni fa forniva un quadro generale dell’economia circolare, sottolineando la posizione assunta dal paese: venivano definiti gli obiettivi per un uso efficiente delle risorse e nuovi modelli di produzione e consumo sostenibile.

Veniva poi evidenziato il ruolo delle imprese e dell’industria, nonché il suo peso specifico nel nuovo modus operandi, ipotizzando un modello di consumo che risultasse consapevole e critico.

In ambito PNRR, per realizzare la Riforma 1.1 il 30 settembre 2021 è stata indetta una consultazione pubblica, conclusasi il 30 novembre 2021, per sottoporre a una platea ben definita – privati, università, aziende, multinazionali, associazioni di categoria – le nuove linee programmatiche per l’aggiornamento della Strategia: la partecipazione è risultata molto forte, con oltre 100 contributi, individuando così un quadro complessivo degli obiettivi da perseguire, delle azioni e degli strumenti funzionali alla realizzazione di queste ultime. E, a fine giugno 2022, è stata finalmente varata.

La Strategia Nazionale per l’Economia Circolare parte da macro obiettivi, puntando a creare le condizioni per un mercato delle materie prime seconde che sostituisca quello delle commodity tradizionali. In quest’ottica andrebbero rafforzate le azioni mirate all’upstream della circolarità, diffondendo allo stesso tempo metodi e modelli di valutazione del ciclo di vita dei prodotti, dei sistemi di gestione dei rifiuti e dei relativi effetti ambientali complessivi.

Si punta poi alla realizzazione di una fiscalità favorevole alla transizione verso l’economia circolare, e al rafforzamento del principio di responsabilità estesa del produttore, portando anche competenze – sia a livello pubblico che privato – in materia di economia circolare.

Sarebbe infine auspicabile un miglioramento della tracciabilità dei flussi di rifiuti.