Perfezione o eccellenza?

Imparo più dagli errori che non da quello che mi riesce. Il mio segreto di successo è fatto di tentativi ed errori, Reinhold Messner.

Sicuramente conoscete molto bene il modello lean di Toyota divenuto famoso in tutto il mondo grazie agli studi di James P. Womack, Daniel T. Jones e Daniel Roos nel libro “La macchina che ha cambiato il mondo“. Nella pubblicazione i tre studiosi rivelano le ragioni della superiorità della casa automobilistica giapponese rispetto ai concorrenti, analizzando e confrontando nel dettaglio le prestazioni del sistema di produzione. Anche per ogni individuo lavoratore vi sono una serie di attività che vengono considerate come spreco, ossia una qualsiasi occupazione che consuma risorse senza generare alcun valore, e queste attività si chiamano muda.

Sprechi, carichi eccessivi di lavoro o inefficienze che non ci permettono di raggiungere i nostri risultati e vincere le ambiziose sfide individuali e organizzative, piccole o grandi che siano, e, in questo articolo, vedremo, insieme, quali sono e come lavorarci.

Nell’ottica individuale i “muda” sono tutte quelle attività (e anche pensieri) sulle quali ci soffermiamo troppo, per ansia di perfezionismo o perché ci piace rimuginare a lungo nelle nostre convinzioni alla ricerca di una soluzione, che così facendo non arriverà mai o, se mai arriverà, sarà con buone probabilità quella sbagliata.

Ora, come ben sappiamo, in un’azienda di stampi, come in ogni altra realtà produttiva, ci sono decisioni che dobbiamo prendere in tempi veloci, altre però possono essere ponderate per qualche ora senza che il mondo si fermi. Per esempio quando, di fronte ad un reclamo, l’ufficio qualità tende a scaricare la responsabilità sul fornitore di un normalizzato o dell’acciaio o altro ancora.

Nel metodo lean di Toyota i “muda” sono divisi in 7 categorie: difetti di produzione, sovrapproduzione, tempi di attesa, trasporti e logistica, magazzino scorte, movimentazioni e sprechi di processo.

Se ci pensate un attimo, anche per l’essere umano vi sono 7 vizi capitali che non permettono di raggiungere l’eccellenza o di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Nella mia esperienza personale, e nell’affiancare imprenditori e manager verso il viaggio per vincere le loro sfide personali e professionali, ne ho individuati 7, che per me rappresentano veri e propri sprechi di energia e risorse. Imparando a identificarli e gestirli è possibile rafforzare il mindset individuale e organizzativo e approcciarsi a obiettivi e sfide in maniera più efficiente. Ho dato loro un nome semplice e ora vado a raccontarteli, uno ad uno:
1. Pensieri
2. Perfezionismo
3. Multitasking
4. Serietà
5. Rigore
6. Risultati
7. Competizione

In questo articolo parto dal punto 2 e voglio quindi parlarvi di perfezionismo. Non quello legato allo stampo sempre perfetto che ogni stampista, presumibilmente, fa del proprio meglio per produrre e consegnare, ma quello che, a livello individuale, blocca l’avanzamento verso un progetto importante.

Siamo circondati da messaggi che inneggiano alla perfezione, ma, lo sappiamo bene, la perfezione non è di questo mondo. Se proprio vogliamo chiamarla in causa, allora, appelliamoci a Winston Churchill: “Migliorare significa cambiare, essere perfetti significa cambiare spesso”.

“Fatto è meglio che perfetto”

Lavorando con aziende nel mondo stampi e stampaggi, ho avvalorato quello che ho sempre pensato, dentro di me e visto in altri contesti organizzativi: nulla è perfetto, nemmeno nonostante tutti i nostri sforzi, ma al contrario che tutto sia perfettibile. Ciò su cui lavoro personalmente e nei contesti organizzativi insieme ai miei clienti è, invece, l’eccellenza e, per puntare, all’eccellenza è fondamentale eliminare i 7 “muda” precedenti.

Se puntiamo in ogni gesto e in ogni progetto alla perfezione, resteremo probabilmente ingabbiati tra pensieri disfunzionali, con un gigantesco spreco di energie e, così facendo, il risultato tarderà ad arrivare, perchè la performance ne sarà contaminata, negativamente.

La mania di perfezionismo è anche una delle cause principali di una cattiva gestione del tempo e di conseguenza del mancato raggiungimento di obiettivi.

Esistono due tipi di perfezionismo: quello adattivo e la sua controparte, il disadattivo. I perfezionisti del primo gruppo tendono a vedere la perfettibilità di progetti e processi e, in questo senso, gli aspetti positivi sono molti di più di quelli negativi. Per i perfezionisti disadattivi, al contrario, la paura di fallire e la frustrazione potrebbero essere due antipatiche e spigolose compagne di viaggio. Le persone di questo gruppo fissano spesso obiettivi troppo sfidanti eche li mandano fuori dalla zona di controllo, in quella che in ambito formazione e coaching chiamiamo panic zone.

Capita anche di abbandonare delle attività per le quali non ci si sente abbastanza capace o ancora procrastinare a oltranza fino al momento in cui ci si sente competenti al punto giusto.

In certe professioni la cura dei minimi dettagli è fondamentale, ma non in tutti i reparti aziendali. Nell’ambito commerciale, per esempio, le persone devono avere il giusto mindset per chiamare quel cliente difficoltoso e informare rispetto al ritardo di consegna invece che trincerarsi dietro ad un’asettica mail. Anche questo è perfezionismo legato alla paura di fallire.

Il perfezionismo, insieme alla mancanza di focus, è causa di scarsa produttività e allontana dal raggiungimento dei risultati.

Tim Gallwey ha sviluppato la seguente formula:

Performance = Potenziale – Interferenze

In ambito formazione e coaching viene utilizzata per trasferire il concetto per cui il talento non basti, serve identificare e arginare le interferenze, che siano esse distrazioni, convinzioni limitanti o la mania del perfezionismo. Come?

Alcuni coach e formatori suggeriscono di lavorare sulla definizione di obiettivi realistici inserendo nuovi comportamenti e abitudini più funzionali.

Voglio quindi condividere con voi un paio di domande introspettive funzionali al lavoro sul perfezionismo laddove non sia richiesto e sia, invece, necessario puntare all’eccellenza.

1. Come sarebbe la vostra vita se foste meno perfezionisti?
2. Quali opportunità vi offre l’essere perfezionista? E quali problemi causa?

Mi rendo conto che ti sto chiedendo uno sforzo di consapevolezza e non siamo nemmeno alla fine del capitolo, dove ormai ti ho abituato a trovare degli esercizi. Fai del tuo meglio per rispondere a queste domande, sarai così pronto per l’esercizio finale del capitolo.

C’è un ottavo spreco che non ho citato prima e che viene indicato dal metodo lean: le persone. Un errato impiego di risorse, una mancata valorizzazione dei talenti, una policy inadeguata per far emergere le potenzialità o mantenere alta la motivazione. Per questo ho già scritto alcuni articoli per Stampi ma arriveranno anche altri mie contributi.

di Lucilla Rizzini