Dal dire al fare, 3 milioni di ruote in lega di alluminio

lega di alluminio

Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni, se ci si dà da fare con umiltà, se si aguzza l’ingegno, i sogni diventano realtà (Banana Yoshimoto).

Fare o non fare, non basta parlare. Sempre più spesso ci si affida alle parole, ma queste stesse parole restano “sterili”, se non sono seguite da azioni concrete.

Ed è il “fare” che realmente delinea chi si è, sempre e comunque, in ogni ambito.

Due termini, fusione e colata, nel linguaggio comune spesso erroneamente visti come sinonimi, richiamano alla mente tecnologie vecchie come l’uomo, ma che, nei secoli, si sono evolute e oggi, pur mantenendo i principi chimici e fisici imprescindibili, guardano all’innovazione, all’introduzione di concetti e tecnologie che siano in grado portare migliorie a processi che hanno accompagnato l’umanità nel suo sviluppo.

Quando si parla di innovazione, è facile perdersi nella teoria, pensando “in grande”, cioè all’ambizioso obiettivo finale, rischiando di dimenticare che ogni risultato è fatto di tanti piccoli passi.

Tutto ciò è ben noto a Cromodora Wheels SpA (Ghedi, BS) che, dal 1962, è stato uno dei primi produttori di ruote in lega di magnesio fuse ad alta pressione per la produzione standard e per le competizioni, oltre ad essere l’innovatore tecnologico nel processo di fusione a bassa pressione e di ruote in lega di alluminio trattate termicamente.

Nel recente passato Cromodora ha anche introdotto con successo la tecnologia Flow Forming che consente di ottenere ruote più leggere.

«La nostra produzione è oggi focalizzata sulle ruote in lega di alluminio, dedicandoci alla grande serie, seppur con nomi altisonanti, da Ferrari a BMW, a Jaguar, AUDI, FCA, solo per citarne alcuni – spiega ing. Claudio Sorlini, responsabile dell’ingegneria di prodotto –. Abbiamo lasciato il mondo delle ruote in magnesio, un materiale “complicato” e pericoloso da gestire, e la produzione di nicchia, certi di avere “qualcosa da dire” sia nell’aftermarket che nel primo equipaggiamento, con una produzione di circa 3 milioni di ruote all’anno. Ci collochiamo quindi nel “mass market”

Cultura del lavoro: quale ruolo?

Cromodora oggi può vantare un successo a livello internazionale, un successo che viene da lontano e affonda le sue radici nelle origini, basate su una competenza di base molto solida.

La Cromodora di oggi è un luogo dove la competenza è fondamentale, fatta di testa e di passione, e si sposa con ottime scelte commerciali, in grado di scegliere oculatamente il proprio business.

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Cromodora Wheels Spa è stato uno dei primi produttori di ruote in lega di magnesio fuse ad alta pressione per la produzione standard e per la competizione.

«Attuiamo una politica manageriale che, pur essendo attenta ai costi, si impegna a far crescere l’attività attraverso un miglioramento continuo dei processi e attenzione alle risorse interne. La competenza, l’esperienza, la qualità, la flessibilità e la competitività dei costi sono tutti parametri in base ai quali veniamo giudicati e che si raggiungono solo se esiste una “cultura del lavoro”, basata su fiducia e rispetto reciproci, oltre che sulle capacità. – prosegue Sorlini –. A mio avviso la managerialità moderna è riuscita a ben combinarsi con l’artigianalità delle origini, creando una “chimica” che funziona bene, introducendo nuove strategie di sviluppo fra cui, per esempio, l’R&D, di cui mio occupo personalmente, e che in azienda mancava.»

Essere specializzati nella produzione di cerchi significa essere capaci di andare a cercare le competenze là dove si sa che ci sono e questo ha portato Cromodora ad avvicinarsi al mondo delle Università, accettando tesisti o affidando contratti di ricerca, se necessario, ma sempre lavorando su punti ben precisi, ritenuti strategici dal team R&D.

Le cose, noi le facciamo

Cromodora è un’azienda bresciana che lavora con il noto spirito che contraddistingue la zona: la concretezza.

«Quando il team R&D individua dei punti strategici, meritevoli di approfondimenti e miglioramenti, ci diamo da fare e le cose, noi le facciamo! Siamo molto concreti, niente viene dimenticato e quando decidiamo qualcosa, andiamo fino in fondo, con attenzione al dettaglio – spiega Sorlini –. Certo l’R&D, in un’azienda, è il comparto che spende: potremmo dire che è solo un centro di costo. Questo implica che dobbiamo avere una chiara visione sui costi, concentrando il nostro lavoro su ciò che realmente può portare beneficio.»

Certamente Ricerca e Sviluppo, letta in chiave un po’ miope, è un puro costo dato che non produce nulla direttamente, ma, se ben indirizzata, può fare la differenza fra il successo e l’insuccesso dell’azienda.

In Cromodora l’ingegneria di prodotto si muove su due fronti, uno applicativo, a basso livello di innovazione, che si occupa dalla progettazione all’industrializzazione, e uno, un po’ più sotto traccia, che è ricerca e sviluppo pura che studia innovazioni in metallurgia, riempimenti, etc.

«L’R&D pura genera, ciclicamente, le innovazioni che però, da noi, sono sempre molto concrete, tese a generare miglioramenti: solo quando i miglioramenti sono maturi entrano in contatto col progetto applicativo. E’ un processo lungo, che richiede pazienza e continuità e, proprio per questo, non è per tutti, ma richiede le persone giuste: solo il tempo permette di scoprire se i miglioramenti sono reali.»

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L’azienda, con una produzione annuale di circa 3 milioni di ruote in lega di alluminio, si colloca nel “mass market”.

In questo scenario, piuttosto complesso, si inserisce la collaborazione con le Università, in tutte le sue sfumature e possibilità, una collaborazione che non dimentica gli obiettivi e il budget: ogni tesi assegnata, è ben definita, e rappresenta un tassello del puzzle.

«Il rapporto con l’Università nasce sulla base di una necessità ben precisa o di una lacuna, generata dal volersi confrontare su come procedere su uno specifico tema. La collaborazione con le Università si sviluppa gradualmente: non si può partire a lavorare con un gruppo o una persona che non si conosce. In genere si parte con una tesi e poi, da lì, si cresce. In passato, quando il nostro team era appena nato, con poche persone, abbiamo anche appaltato un’intera ricerca, ma oggi questo è più raro, dato che siamo cresciuti: il gruppo di lavoro supera le 30 persone

Concretezza, metodo, ordine

Ogni azienda ha delle caratteristiche ben precise: concretezza, metodo e ordine sono quelle che contraddistinguono Cromodora e, più in particolare, il team R&D.

Il poter mantenere nel tempo queste linee guida nasce certamente dal saper scegliere gli addetti e, di conseguenza, sul poter contare su un gruppo in grado di coniugare forze fresche e vecchi artigiani.

«E’ importante che chi ha 30 anni di esperienza, con umiltà, si rapporti col giovane ingegnere, certamente meno esperto, ma che ha acquisito competenze moderne, vedi la capacità di utilizzare sistemi di calcolo complessi. Ovviamente è vero anche il contrario. – sottolinea Sorlini – Alla fine ciò genera soddisfazione, una soddisfazione che ha portato i suoi frutti: si lavora seriamente, ma stando anche bene.»

Produrre ruote in lega di alluminio non è ad alto livello di innovazione: come dice Sorlini, la tecnologia è quella della bassa pressione, le leghe sono quelle che sono, allora perché R&D?

Perché, anche se la ruota servirà sempre e sarà sempre tonda, quello che può cambiare è la strategia: forse non una vera e propria rivoluzione innovativa, ma un’ottimizzazione che tenga il passo coi tempi e risponda alle sollecitazioni, sempre più esigenti del mercato.

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Il gruppo di lavoro dell’azienda è formato da più di 30 addetti.

di Daniela Tommasi