Reportistica di sostenbilità aziendale: strategie e novità

Mentre la CSRD allarga la platea di imprese obbligate, la rendicontazione volontaria potrebbe rappresentare una strategia vincente, in un mondo che fa della sostenibilità il suo leitmotiv.

Il tema della sostenibilità sta modificando fortemente la struttura delle strategie aziendali, introducendo nuovi modelli di business e impattando significativamente su tutti i diversi comparti aziendali, dall’alto al basso, partendo dal management e arrivando fino ai sindacati. Molte imprese, infatti, stanno riscrivendo le proprie priorità, dopo un’attenta analisi che riesca a individuare una nuova struttura organizzativa per l’ottimizzazione delle risorse. Questa evoluzione è, però, anche il frutto di una politica normativa che, nell’ultimo decennio, ha puntato i riflettori sul rapporto intercorrente tra imprese e sostenibilità. Il diritto dell’UE impone per l’appunto ad alcune grandi aziende di divulgare informazioni sul modo in cui operano e gestiscono le sfide sociali e ambientali. Questo “reporting” serve a investitori, organizzazioni, consumatori, responsabili politici e altri soggetti interessati, per la valutazione delle prestazioni non finanziarie operate dalle grandi imprese. Contestualmente, questo obbligo sprona le società, facendo sì che sviluppino un approccio responsabile al business. Alla luce di tutto ciò, nell’ultimo biennio, in ambito Ue ci sono stati importanti movimenti, con un continuo e costante confronto fra Parlamento e Consiglio, per una maggiore regolamentazione sulle informazioni sostenibili. Questo è l’iter che ha portato alla proposta della Corporate Sustainability Reporting Directive: la CSRD si allineerà con gli altri strumenti normativi europei – tra cui la Tassonomia – semplificando il reporting per le aziende, e offrendo agli investitori un quadro informativo più semplice e trasparente. Chiaramente in un’ottica di piena sostenibilità.

Strategie o obblighi?

Quando si parla di sostenibilità si fa riferimento alla sigla ESG, ovvero ai tre elementi strategici attorno ai quali ruota la nuova sfida per le imprese: l’elemento Environmental (ambientale), quello Social (sociale e diritti umani) e la Governance (gestione). Ed è solo attraverso una valida strategia aziendale che risulta possibile integrare i tre criteri ESG nell’organizzazione dell’impresa, perseguendo un cambiamento della governance e modificando i processi e la cultura, dall’interno. Talvolta, anche la stessa attività imprenditoriale va reindirizzata e modificata, seppur di poco, nel segno della sostenibilità. In realtà il cambiamento è necessario anche per seguire le indicazioni normative che arrivano dall’alto. Con un buon modello di business la trasformazione può essere gestita senza troppe problematiche, e con un risultato soddisfacente. Logicamente, tutto ciò non è semplice e, spesso, potrebbe risultare anche economicamente impattante. Tuttavia, sembra non ci siano troppe alternative, soprattutto alla luce delle vecchie e nuove normative europee.