Siamo in pieno “fiber crunch”

Carenze di materia prima e aumento dei costi stanno determinando un rallentamento se non addirittura un accantonamento di molti progetti di espansione e ammodernamento delle infrastrutture di comunicazione, con impatto negativo sulla connettività globale.

La crisi investe anche le fibre ottiche: una recente analisi della società di market intelligence CRU Group evidenzia infatti come una diffusa carenza mondiale di cavi in fibra ottica abbia portato a un aumento dei prezzi dei prodotti e a un allungamento dei tempi di consegna, mettendo in crisi i progetti di implementazione di nuove infrastrutture di telecomunicazioni avanzate.

Rischio stop

Molti governi in tutto il mondo si erano posti obiettivi ambiziosi per il lancio della banda larga superveloce e della rete 5G, con progetti che richiedono la posa di grandi quantità di cavi in fibra ottica, e multinazionali come Amazon, Google, Microsoft e Meta stavano espandendo i data center e le iniziative per la posa di nuovi cavi in fibra ottica sottomarini.

I prezzi delle fibre ottiche hanno raggiunto il livello più alto da luglio 2019, con Europa, India e Cina tra le regioni globali maggiormente colpite dagli aumenti, che sono arrivati fino al 70% in più rispetto al minimo storico di marzo 2021, con tempi di consegna definiti dagli operatori come “mai visti”, da 20 settimane a quasi un anno. Questo avviene a fronte di una richiesta di cavi in fibra ottica che è aumentata di più dell’8% nella prima metà del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e aziende leader di settore stanno incrementando al massimo la produzione di cavi per cercare di soddisfare una domanda, oramai definita esponenziale.

Alla base di questa crisi c’è la carenza, e il conseguente aumento dei prezzi, di alcuni dei componenti fondamentali per i processi produttivi delle fibre, in primis l’elio, aumentato del 135%, che analisti di settore imputano in parte a interruzioni di impianti in Russia e negli Stati Uniti. Anche il prezzo del tetracloruro di silicio è rincarato fino al 50%.

In sostanza, con questi livelli di costo c’è da chiedersi se sarà ancora possibile raggiungere gli obiettivi prefissati per la costruzione di infrastrutture e quale sarà l’impatto sulla connettività globale.