Ecodesign attraverso il recupero di scarti agroalimentari

Importanti linee di ricerca dell’IIA, condotte nei laboratori di sensoristica avanzata, si sono concentrate sull’implementazione di progetti di bioeconomia circolare, che, grazie all’utilizzo della tecnologia dell’elettrofilatura (EF), possano permettere la rivalutazione di diverse tipologie di scarti di origine agroalimentare, al fine di un loro reinserimento nei cicli industriali. Gli studi in questione mirano a conseguire un duplice obiettivo in termini di circolarità: la prevenzione di rifiuti altamente inquinanti (attraverso l’eco-design in progettazione sarà possibile evitare la produzione di rifiuti inquinanti come i materiali plastici dovuti al fine vita dei prodotti-componenti di tipo tradizionale che saranno sostituiti); il recupero, dunque l’upcycling, di scarti agroalimentari, da reinserire nel ciclo produttivo, con conseguenti vantaggi ambientali ed economici.

Waste is just a resource in the wrong hands” (Oliver W. Ball, ceo Goldfinger) è esattamente il principio a cui si ispira Antonella Macagnano, primo ricercatore dell’IIA, responsabile scientifico dei laboratori di sensoristica avanzata e romotrice di diverse
proposte progettuali in materia di bioeconomia circolare, incentrate sullo sfruttamento della tecnologia dell’EF per il recupero di scarti agroalimentari.

A proposito di elettrofilatura

Ma cos’è esattamente l’EF? E’ un’innovativa tecnica attraverso la quale è stato possibile introdurre prodotti e componenti ecocompatibili, realizzati partendo da rifiuti agroalimentari-agroforestali, in grado di garantire la sostituzione di prodotti e componenti di tipo tradizionale, altamente impattanti specie nel loro fine vita.

Molteplici sono i vantaggi dell’EF. Tale processo permette di base di modificare e/o produrre legami tra polimeri naturali attraverso l’impiego di un campo elettrico, riorganizzandoli in nuove architetture. L’elettrofilatura è un’efficace tecnologia, utilizzata sia nella ricerca sia a livello industriale, per la produzione di fibre con diametri che, a seconda dei materiali usati e dai parametri di deposizione, variano da pochi micron a pochi nanometri. Si tratta di un processo versatile che permette lo sviluppo di fibre a partire da materiali polimerici allo stato fluido, spesso disciolti in opportuni solventi. La soluzione di partenza può essere arricchita da particelle in grado di modificare sia le proprietà strutturali che funzionali del prodotto finale. L’applicazione di un potenziale elettrico tra un emettitore (generalmente metallico) e un collettore (generalmente a massa o a potenziale negativo) genera l’emissione e il rapido allungamento della soluzione fino ad arrivare allo stato solido (fibre su un substrato fisso o mobile in strutture 2D e 3D, per realizzare oggetti anche di decine di metri).