Stampa 3D per produzioni su larga scala

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foto: Joseph Sief

Una società americana ha creato sistemi di stampa 3D industriale, in grado di realizzare parti metalliche complesse su larga scala.

VulcanForms, azienda fondata da Martin C. Feldmann e John Hart, rispettivamente ex alunno e docente del MIT di Cambridge (MA), assiste i clienti nella selezione dei materiali e nella progettazione del prodotto, quindi crea un flusso di lavoro di produzione scalabile nella sua fonderia di produzione.

Al centro di questi flussi di lavoro c’è una stampante 3D di metallo LPBF (Laser Powder Bed Fusion, Fusione laser selettiva di metalli), che usa raggi laser finemente coreografati per produrre parti metalliche ad alte prestazioni con progetti complessi.

Le stampanti sono integrate con le apparecchiature di lavorazione, robotica e post-elaborazione della società, attraverso un digital thread che monitora anche i componenti man mano che vengono prodotti.

Attualmente VulcanForms sta producendo componenti per aziende del settore medico, della difesa, dei semiconduttori e aerospaziale.

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Martin Feldmann, a sinistra, e John Hart in piedi in una delle strutture di VulcanForms. (foto: Joseph Seif)

«Fin dall’inizio, abbiamo visto la stampa 3D come una pietra angolare della produzione digitale, in cui il software e l’hardware lavorano fianco a fianco per codificare ed eseguire le istruzioni di produzione. Abbiamo creato il software che consente a ogni parte di ricevere la stessa temperatura localmente in ogni voxel (volumetric picture element) di ogni strato e ci permette di passare rapidamente al prodotto finale mantenendo tale coerenza nella produzione» afferma Hart.

L’azienda vede la trasformazione della produzione abilitata dalle tecnologie di produzione digitale come un’opportunità per gli Stati Uniti per incentivare la crescita dell’economia e l’innovazione: «Le tecnologie di produzione digital-first, tra cui la produzione additiva e la lavorazione meccanica di precisione automatizzata, danno luogo a catene di approvvigionamento più innovative, efficienti in termini di risorse e resilienti. L’innovazione nella produzione è la spina dorsale dell’economia americana» conclude lo scienziato.