Un nuovo modello di supply chain

Dal World Manufacturing Report, idee e consigli per riprogettare le catene di approvvigionamento nella prossima era manifatturiera.

Da oltre 10 anni, la World Manufacturing Foundation (WMF) organizza un forum,
un appuntamento fisso per il comparto, che offre all’intera comunità imprenditoriale uno scambio di visioni e una preziosa analisi. In occasione dell’evento, viene pubblicato un rapporto.

Nell’edizione 2022, tanto attesa soprattutto per il momento storico-economico che l’industria sta vivendo, il tema affrontato ha riguardato la riprogettazione delle catene di fornitura nella nuova era del manifatturiero. Sono state evidenziate questioni particolarmente importanti, partendo dalla resilienza della supply chain, con un focus sugli ecosistemi locali e globali; è poi stata fatta una riflessione sui nuovi ruoli delle Pmi, soprattutto alla luce dell’attuale panorama geopolitico, ed è stata affrontato anche il delicato tema della forza lavoro – caratterizzata da divari talvolta pericolosi – per poi passare a uno dei temi più caldi degli ultimi tempi, ovvero la transizione digitale e sostenibile nel comparto manifatturiero. L’illustrazione dai megatrend globali economici, sociali e politici – e del- le principali implicazioni tra questi e le catene di approvvigionamento – ha dato un’idea dell’attuale scenario; di particolare interesse sono poi risultate le dieci proposte, chiamate “raccomandazioni chiave”, frutto di un’attenta analisi compiuta da un gruppo di esperti internazionali, e destinate alla comunità manifatturiera. Si tratta di suggerimenti utili a intraprendere azioni e comportamenti, per affrontare possibili eventi dirompenti, alla luce delle recenti sorprese pandemiche e geopolitiche degli ultimi anni.

Il ruolo del comparto manifatturiero e i megatrend

Le recenti interruzioni della catena di approvvigionamento – prima con la pandemia globale e poi con il conflitto russo ucraino – hanno evidenziato come l’economia sia fortemente dipendente dalla solidità dell’intero ecosistema manifatturiero: nulla accade senza la produzione.

L’industria di settore rappresenta il 17% del prodotto interno lordo globale, svolgendo quindi un ruolo fondamentale nel contesto economico, con un fortissimo contributo alla crescita; alimenta l’economia, stimolando la domanda collegata – il commercio al dettaglio, il magazzinaggio – e fornisce le attrezzature necessarie per svolgere altre attività.

Il settore impiega direttamente il 13,6% dei lavoratori, con percentuali variabili dal 6,2%, nei paesi a basso reddito, al 16,9% in quelli a reddito medio-alto; lo stipendio, in media, risulta più elevato rispetto ad altri ambiti produttivi.

Il comparto manufacturing movimenta gli scambi commerciali globali: secondo la WTO, nel 2020 il commercio di manufatti ha rappresentato il 71% delle esportazioni mondiali, per un valore pari a 12.1 trilioni di dollari su un totale di 17 trilioni totali; nel 2022, invece, abbiamo assistito a una contrazione della crescita globale, che è passata dal +6,1% del 2021 al 3,2%, soprattutto a causa delle ripercussioni degli effetti derivanti dalla guerra in Ucraina, per materie prime e flussi commerciali. Questi numeri, però, colpiscono a latere il mondo manifatturiero, che sta mostrando un’incredibile resilienza nonostante le differenze regionali e settoriali. Analizzando gli ultimi dati dell’UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale), il comparto si conferma forte, con una produzione che, nel primo trimestre del 2022, ha registrato una crescita annua del 4,2%. È però chiaro che, qualora l’economia globale mostrasse valori entusiasmanti, ne gioverebbe anche il manifatturiero, che, nonostante l’ottimo andamento dell’ultimo biennio, ha comunque subìto un rallentamento, a causa di diversi fattori esogeni – tra cui l’aumento dei livelli di inflazione o alcune scelte politiche protezionistiche, con un impatto diretto sui produttori. L’aumento dei costi ha infatti inasprito le condizioni finanziarie, erodendo il reddito disponibile. È quindi importante studiare le tendenze globali che, nel corso dei successivi mesi, potranno influenzare lo scenario globale.