Un progetto per recuperare materie prime da batterie a fine vita

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Si chiama Acrobat il progetto Ue (a cui partecipa per l’Italia l’ENEA) volto a recuperare oltre il 90% delle materie critiche contenute nelle batterie litio-ferro-fosfato a fine vita. L’obiettivo è sviluppare un processo di estrazione innovativo, a basso costo e a ridotto impatto ambientale da trasferire all’industria continentale.

Le batterie LFP sono una particolare tipologia di accumulatori agli ioni di litio che sta guadagnando una quota crescente di mercato, grazie a caratteristiche di elevata stabilità e sicurezza, lunga durata e costo inferiore rispetto ad altri tipi di batterie. Vengono utilizzate soprattutto nei sistemi di accumulo stazionario e nella mobilità elettrica, e il loro impiego, come evidenziato anche dall’ENEA, è destinato ad aumentare, perché queste batterie possono avere un ruolo rilevante nel processo di transizione ecologica e di decarbonizzazione dell’economia.

“Il progetto – spiega Federica Forte di ENEA – è finalizzato, nel suo complesso, a mettere a punto un nuovo processo di riciclo che permetterà di estrarre dalle batterie litio, fosforo e grafite. Noi di ENEA ci occuperemo, in particolare, della fase di estrazione e di recupero dei materiali elettrolitici, come ad esempio i sali conduttori e i solventi organici. Le batterie LFP contengono materie critiche che rendono il loro riciclo un imperativo strategico; tuttavia, in Europa non è ancora una realtà industriale. Ecco, quindi, la necessità di avviare un progetto come Acrobat, che ha come obiettivo quello di unire le competenze del mondo della ricerca e dell’industria per mettere a punto un procedimento economico e sostenibile per l’estrazione, dalle batterie esauste, di materie critiche destinate a nuove produzioni”.

Il progetto punta a raggiungere entro il 2030 un target complessivo di recupero annuale di 5.400 tonnellate di materiale catodico (litio-ferro-fosfato), 6.200 tonnellate di grafite e 4.400 tonnellate di elettrolita. Inoltre, un processo di riciclo su scala industriale permetterà di risolvere ulteriori questioni ambientali: le batterie agli ioni di litio contengono infatti sostanze pericolose per l’ambiente, che potrebbero essere gestite in maniera opportuna e valorizzate durante le stesse operazioni di recupero.

Una questione anche geopolitica

Un altro tema al centro del dibattito è quello dell’approvvigionamento delle materie prime: attualmente Cina, Africa e America Latina forniscono insieme il 74% di tutte le materie prime di cui è composto un accumulatore. In più, da sola la Cina produce il 66% delle batterie agli ioni di litio contro meno dell’1% dell’Ue. “Per poter favorire l’indipendenza dell’Europa da questi approvvigionamenti – conclude Forte – risulta sempre più evidente la necessità di riciclare localmente queste materie prime da prodotti a fine vita”.

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