La meccanica e la legge quadro sul made in Italy

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Prende forma la nuova normativa sul made in Italy, assicurando continuità alle misure agevolative destinate alle Pmi e favorendo la crescita di un sistema produttivo sempre più valorizzato e tutelato.

L’Italia è nota per la sua fortissima vocazione manifatturiera, con un sistema produttivo che si regge sulle Pmi, ampiamente diversificate tra loro e con differenti specializzazioni. La capacità delle imprese, di far fronte alle diverse esigenze richieste dalla comunità, è una peculiarità vincente, grazie all’offerta di soluzioni personalizzate, caratterizzate da un elevato know how. Tuttavia, non basta la buona volontà: dopo un triennio particolarmente impegnativo per la comunità imprenditoriale, tra crisi pandemica ed energetica, è necessario focalizzare l’attenzione sulle esigenze e sulle richieste. È il momento di prevedere una revisione del sistema degli incentivi e una riorganizzazione, che può avvenire solo attraverso la creazione di un codice ad hoc. Questo sarà il frutto di un percorso che dovrebbe durare circa due anni, dopo l’entrata in vigore della legge sul made in Italy, strumento normativo tanto atteso e che ha preso concretezza tra aprile e giugno 2023. Analizzando la struttura economica italiana, i decisori normativi hanno delineato una nuova e valida politica industriale: si parte dal rifinanziamento di una serie di incentivi, arrivando a creare diversi fondi, per ricapitalizzare le aziende strategiche, finanziare gli investimenti e attivare la promozione del bene italico. Dovrebbe poi essere istituito un percorso d’istruzione apposito, con un liceo specifico, e si ipotizzano anche aiuti per le imprese che utilizzino neo pensionati per il tutoraggio di studenti, nel percorso scuola lavoro. In questo contesto così vivace, cambia anche lo scenario per la meccanica, comparto cardine del made in Italy e destinataria, diretta ma anche indiretta, del nuovo modello di sostegno in divenire. Vediamo in che modo, analizzando il Disegno di Legge che, nel momento in cui si scrive, è in fase di approvazione: dopo il placet del Consiglio dei Ministri il 31 maggio 2023, potrebbe diventare legge entro la fine dell’estate, nella migliore delle ipotesi.

La struttura della legge made in Italy

Dopo l’approvazione in CdM, il Disegno di Legge sul made in Italy è passato al Parlamento, prima alla Camera dei Deputati e poi in Senato. Si spera che non ci siano ulteriori passaggi tra le due assemblee, per velocizzare così l’iter. Il Disegno di Legge sarà precursore di un futuro omonimo Codice, che prenderà vita entro due anni dalla promulgazione dell’atto normativo. Nella sua versione provvisoria, presenta una struttura composta da cinque Titoli, ognuno dei quali caratterizzato da Capi e articoli – che risultano 50 in totale. I primi tre enunciano principi ed obiettivi, sottolineando l’importanza dello strumento normativo, destinato a valorizzare e promuovere, in Italia e all’estero, le produzioni d’eccellenza, le bellezze storico artistiche e le radici culturali nazionali. Preservare tutto ciò, equivale a supportare la crescita dell’economia, coerentemente con le regole del mercato interno. Si punta sui giovani, perché saranno quelli che potranno portare avanti la valorizzazione del made in Italy nel mondo, promuovendolo. Il tutto, però, sempre rispettando i principi di sostenibilità ambientale della produzione e la transizione dei processi produttivi verso la digitalizzazione – senza quindi annullare “le peculiarità artigianali” che caratterizzano la produzione italiana. Viene istituita la “Giornata nazionale del made in Italy”, ricorrenza fissata al 15 aprile di ogni anno, per celebrare la creatività e l’eccellenza italiana: questa scelta ha il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovendo le qualità delle opere dell’ingegno e dei prodotti italiani. Il made in Italy, in tutte le sue forme, merita di essere difeso e valorizzato, e lo si farà attraverso iniziative in una data ben specifica, con tutti gli effetti civili di una ricorrenza festiva (ma forse senza festività), al pari di ogni altra data prevista dalla Legge 260 del 1949. Se il Disegno di Legge resta invariato, dopo una parte introduttiva si passa al vero corpus normativo, con il Titolo I (Crescita e consolidamento delle filiere strategiche nazionali) che si compone di due Capi, nella sua versione bozza, ed è particolarmente interessante per le opportunità che offre alle imprenditorie, anche del comparto meccanico. Il Titolo II si focalizza su “istruzione e formazione”, mentre le misure di promozione rappresentano l’oggetto del Titolo III. Con il Tiolo IV si affronta l’annosa questione della tutela dei prodotti, con un focus sulle nuove tecnologie e la lotta alla contraffazione. La bozza termina con una serie di disposizioni finali, previste nel Titolo V.

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