Refiber ricicla le barche dismesse

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Successo per il progetto italiano Refiber durante l’ultima edizione del Salone Nautico di Parigi.

Refiber, a cui lavorano a Trieste i ricercatori di Area Science Park e Innovando Srl, si occupa della sostenibilità nel settore, studiando la fattibilità tecnica, economica e legale di un nuovo sistema collettivo nazionale per la gestione delle imbarcazioni da diporto (ossia nel range tra 12 e 24 metri) giunte a fine vita, con l’obiettivo di intercettare e valorizzare i flussi di materiali derivanti dallo smantellamento. Tra questi, la vetroresina, che con il 60% in peso ne rappresenta la frazione più abbondante e di più difficile trattamento e, quindi, investire in attività di ricerca e sviluppo per nuove tecnologie di smaltimento.

Nuove alleanze per l’ambiente

L’esposizione parigina è stata occasione per incontri e scambi di conoscenze con i rappresentati di Aper (Association pour la plaisance eco-responsable), l’organismo di tutela ambientale francese che dal 2019 si occupa di raccogliere e demolire natanti e imbarcazioni da diporto.

L’obiettivo di Refiber – ha dichiarato Marcello Guaiana, manager per l’economia circolare del Consorzio Area Science – è stato quello di trovare una convergenza tra la nostra iniziativa di ricerca e l’operatività di Aper, per valutare insieme tecnologie innovative per il riciclo dei materiali provenienti dalle demolizioni e le soluzioni per la sostituzione di materiali critici”.

Refiber punta alla costituzione di un hub che possa concentrare e valorizzare il flusso dei materiali derivanti dallo smantellamento degli scafi. A oggi, in Italia non esiste una filiera strutturata per la raccolta e gestione delle barche comprese tra 10 e 24 metri. A riprova di ciò, tra le oltre 10 mila imbarcazioni dismesse e cancellate dai registri negli ultimi dieci anni, solo una piccola parte viene smaltita in modo corretto.

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